3 novembre 2018

Centinaia di inverni. La nuova biografia targata Jo March

Un anno fa, nel corso di un lungo viaggio in treno, ho letto un manoscritto. Cullata dal clangore regolare delle ruote sui binari e da una luce grigio-perla che occupava l'intera cornice del finestrino in corsa, ho scoperto una storia intensa e ricca, ben preparata ad affrontare con ardore e grande dignità il bicentenario della nascita di Emily Brontë, che si sarebbe celebrato qualche mese più tardi, nel 2018. 
Quel manoscritto oggi è realtà: è diventato un libro. Ed è il secondo volume di una collana per me preziosa, la "Christopher Columbus" della casa editrice Jo March, inaugurata da quello che fra i libri che ho scritto mi emoziona ancora come nel primo giorno di pubblicazione, Sui passi di Elizabeth Gaskell. La collana "Christopher Columbus", che oggi sono onorata e felicissima di dirigere, offre ai lettori italiani una direzione particolare per inoltrarsi nelle biografie dei grandi scrittori del passato: una direzione che è anche e non solo un "viaggio sentimentale", ma principalmente è il frutto di attente ricerche e di infinite, incontenibili letture.
Ebbene, il secondo volume di questa collana è Centinaia di inverni. La vita e le morti di Emily Brontë, opera prima di Sara Mazzini, un esempio di biografia romanzata di altissima qualità. Le pagine ci invitano a entrare nella vita dell'autrice di Cime tempestose senza risparmiarci gli angoli bui della sua sorte e la tentazione di passioni troppo umane: di Emily impariamo a conoscere i terrori e le gioie, la coscienza quasi fisica di se stessa, delle sorelle e del fratello, e la relazione osmotica con il luogo che le appartiene, e a cui lei appartiene - la brughiera dello Yorkshire, strenuamente inondata dal silenzio stringente della neve.
La scrittura di questa biografia è ben controllata e la lingua mai banale, benché limpida; il fraseggio è diretto ed espressivo in misura a tratti travolgente, ed è efficace l’evocazione dei suoni e dello sfondo visivo dell’ambiente-personaggio che è la brughiera intorno al Rettorato di Haworth. Si tratta di una storia che si legge con facilità, sempre in attesa del paragrafo seguente, sebbene le vicende narrate siano note, appartenendo alla storia e alla storia della letteratura. L’andamento, in alcuni capitoli, è addirittura commovente e di grande forza emotiva si rivela  il finale, con la presa di coscienza definitiva del Sé del personaggio. L'abbagliante nuova identità di Emily, che è protagonista e voce narrante, ora tragicamente consapevole della propria fine, genera nel lettore il senso enigmatico e conturbante del germe della morte nella vita, e d’altra parte della vita che resiste alla morte.
Come per Catherine, come per Heathcliff.

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