24 febbraio 2011

Under Western Eyes


Ho trovato molte somiglianze tra Principessa Casamassima e uno dei romanzi più forti e commoventi che abbia letto, Con gli occhi dell'Occidente di Joseph Conrad. Anche questa è la storia di un giovane condannato alla povertà per la sua condizione di figlio illegittimo: un giovane costretto, suo malgrado, ad entrare nel vortice della Storia e ad intraprendere un doloroso percorso di autocoscienza destinato alla disillusione e all'oscurità. Razumov è "uno di quegli uomini che, pur vivendo in un periodo di instabilità [...] politica, mantengono una salda presa sulla vita quotidiana, normale, pratica." Ma la rivoluzione in corso nella sua Pietroburgo non lo risparmia: la politica e i suoi drammatici aut-aut piombano nella silenziosa stanza di Razumov strappandolo ai suoi studi e avviandolo sulla strada dell'inganno e della scissione emotiva. Il giovane è costretto all'esilio, si unisce ad un gruppo di fuoriusciti russi a Ginevra con i quali - e nonostante i quali - continua la sua storia di allucinante solitudine. Il distacco geografico, l'allontanamento dalla patria, non ha nulla di quei piaceri che il viaggio sul continente ha dato ad Hyacinth Robinson; per Razumov la Russia è la sola radice, la sola madre, la sola fonte di consolazione. La sua passeggiata nella Pietroburgo avvolta dalla neve racconta l'immensità del suo isolamento: "Razumov posò il piede - e sotto il soffice tappeto di neve sentì la dura terra della Russia, inanimata, fredda, inerte, come una tetra e tragica madre che cela il suo volto dietro un sudario - la sua terra natia! - la sua - senza un focolare, senza un cuore! Egli gettò gli occhi al cielo e ne fu sgomento. La neve aveva cessato di cadere, ed ora, come per miracolo, egli vide sopra la propria testa il nero firmamento limpido dell'inverno del nord, decorato dei solenni fuochi celesti." Una lettura densa di puro sentimento poetico e politico, senza eguali. Il racconto perfetto della tragedia di un individuo annientato dalla Storia.

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