6 febbraio 2011

Il luogo del racconto: Venezia

Venezia dalla Amerigo Vespucci
Foto di Mara Barbuni
Oggi ho visitato la Collezione Peggy Guggenheim (con mostra temporanea dedicata al Vorticismo che mi ha tanto ricordato The Good Soldier di Ford Madox Ford), e la luminosa passeggiata in Piazza, la traversata del Canal Grande sul "gondolino", la quiete dei dintorni della Salute hanno rievocato tutte le mie letture - passate e future - ambientate a Venezia. Ho pensato a Henry James - Le ali della colomba, Il carteggio Aspern e The Italian Hours, alla Morte a Venezia, a Shakespeare per Il Mercante di Venezia e Otello, a Fondamenta degli incurabili di Brodskij, a Cortesie per gli ospiti di McEwan, ai gialli di Donna Leon, a L'amante senza fissa dimora di Fruttero&Lucentini. Venezia, del resto, è un libro da leggere già di per sè...

1 commento:

  1. Ciao!
    Condivido in toto quanto scrivi su Venice...
    Secondo me è addirittura un mistero vivente, una città quasi congelata nel tempo ma che comunque, continua a vivere in uno spazio che cambia... ma solo al di fuori di sè e della sua magnificenza.
    Purtroppo, ci sono stato solo 2 volte, ma penso che soprattutto per chi scrive, sia la città ideale.
    Magari, quando ci si occupa di Venezia, si corre il rischio di (come dire?) calcare un po' troppo sul pedale dell'erotismo/esoterismo; ma per il romanzo, quello è un ottimo carburante.
    Concludo chiedendoti: come si chiamava quell'ostello che Fruttero e Lucentini nominano verso la fine de "L'amante senza fissa dimora", in cui secoli prima aveva soggiornato mr. Silvera alias l'Ebreo errante... forse "l'ostello di Nostro Signore Gesù Cristo"?
    Buona serata
    Riccardo Uccheddu

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