9 febbraio 2011

Il luogo del racconto: Londra

Il Big Ben.
Foto di Mara Barbuni (2007)
Ma nessuna città più di Londra popola la mia immaginazione letteraria. Non saprei da che parte incominciare a citare le meravigliose storie che in questo luogo fortemente evocativo hanno conosciuto il loro svolgimento, il loro inizio o la loro fine. Inizierei con Charles Dickens: David Copperfield, Oliver Twist, La bottega dell'antiquario, Le due città, il capolavoro Il nostro comune amico. Lo splendido Principessa Casamassima di Henry James vive Londra con una intensità e una forza narrativa poco comuni (com'è tipico del rapporto di questo mio amatissimo autore con la geografia del setting). Quello spettacolo che è La fiera delle vanità di Thackeray mostra la funambolicità della città. Jane Austen la tratta con intenzioni marginali, poiché essa è solo una tappa di passaggio nella vita delle sue protagoniste: Elinor e Marianne Dashwood (Sense and Sensibility) la sperimentano come un universo ambito e aborrito, un luogo di esaltazione e poi di profondo dolore. Daniel Defoe racconta la grande Londra della malavita in Moll Flanders, e anche Humphrey Clinker di Smollett, nella sua natura picaresca, passa per la capitale. I gialli di Agatha Christie e di Conan Doyle partono da Londra, dove i due eroi-detective hanno il loro quartier generale; e lì ha luogo la storia del Ritratto di Dorian Gray. E che dire di Mrs Dalloway di Virginia Woolf, che della città fa il necessario scenario? Sto ripescando dalla memoria i grandi capolavori della letteratura, ma ci sono altre decine e decine di libri ambientati mella città della Regina. Farò una ricerca più sistematica per il prossimo post.

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