Ieri sera abbiamo cenato in una locanda risalente all'undicesimo secolo, la Old Inn di St. Breward, nel cuore della Bodmin Moorland. Per raggiungerla è stato necessario percorrere una decina di miglia delle stradettine anguste e tortuose che s'intarsiano nella brughiera come fili in un cuscino: popolate di mucche, pecore, cavalli e lepri, ci hanno condotti lungo immense distese d'erica (heather) e di folto terriccio morbido e acquitrinoso (boggy). Il ritorno al cottage si è svolto alla sola luce dei fari della macchina, perché la luna piena si celava e si disvelava velocemente dietro le nuvole alte; e in quel buio animo della campagna ho ripensato ai grandi racconti inglesi che della brughiera hanno fatto non solo un setting, ma quasi una ragione d'essere. Ho pensato alle storie gotiche di Daphne du Maurier (Rebecca, Jamaica Inn), che da queste parti è vissuta a lungo; al Mastino dei Baskerville di Conan Doyle, ambientato proprio qui; e soprattutto alle Cime Tempestose di Emily Brontë, alla disperazione di Catherine che vaga sotto le tempeste prima da creatura viva, e poi da fantasma, alimentando il folle amore implacabile di Heathcliff con alte grida e gelide lacrime, per l'eternità.
14 agosto 2011
12 agosto 2011
The South West
Ore 12. Appena riemersi dal Chunnel e superato il solito ingorgo che perimetra la città di Londra abbiamo preso la direzione del South West, quella regione dell'Inghilterra che si distingue per la dolcezza delle colline, il fluire dei campi imbionditi, i boschetti dal verde cupo che si stagliano contro le nuvole perlate di un cielo basso e fresco. Sono i segni di quel Sud tanto ben descritto in North and South di Elizabeth Gaskell, di quella vastità ondulata che dal Sussex arriva fino al Devonshire - e sembra di ripercorrere le tracce della carrozza che in Sense and Sensibility di Jane Austen allontana le sorelle Dashwood dalla casa della loro giovinezza per condurle verso una nuova vita.
....
Ore 15.50. Entriamo in Cornovaglia!
Passage to England
11 agosto, ore 14. Nelle prossime due settimane questo blog risponderà più precisamente alla sua definizione di diario, poiché riporterà le tappe del mio a lungo atteso viaggio in Inghilterra. Così facendo non tradirà tuttavia la sua natura di raccoglitore di idee letterarie, giacché ogni viaggio è di per se stesso un racconto, e ogni tragitto somiglia alla successione delle pagine di un libro, molto spesso ricco di splendide immagini, e anche di suggestioni e di richiami ad altre forme, più classiche, di narrativa. Mentre scrivo - ma il post avrà la data di domani perché lo pubblicherò dall'Inghilterra - ci stiamo inoltrando sempre più profondamente nella campagna francese del nord: una lunga immutevole sequela di campi arati e di ordinati raccolti sotto un cielo via via più cinerino, come si confa' al retaggio storico di questa regione. Attraversando questi departments non posso che rievocare le scene delle battaglie della Grande Guerra, allorché i pensieri dei soldati sfiniti nelle trincee contrapposte si levavano a questo stesso cielo biancastro, intonando rade speranze, memorie, e qualche volta persino brani di poesie.
Ore 17.30. Il cielo s'é aperto, e un'aria azzurra brilla sulle sterminate chiome dei campi, d'ambra e d'oro come le trecce della Marianna. Stiamo percorrendo la Route des Anglaise, che tanti autori britannici hanno solcato all'inizio dei loro viaggi sul Continente...
.....
Ore 19.10. Ci siamo lasciati alle spalle il bivio e il segnale stradale che indicava Dunkerque. Un grande nome, una grande tragedia, un grandissimo romanzo: Atonement (Espiazione) di Ian McEwan.
5 agosto 2011
I booktrailer
Negli ultimi post ho fatto riferimento ai piani di marketing che oggigiorno accompagnano l'uscita e sostengono la pubblicità per un nuovo libro. Le copertine sono estremamente curate, sul piatto spiccano brani delle recensioni più entusiaste, e le sinossi infilano poche ma argute parole che riescono a convincere il lettore a portare quel volume alla cassa, oppure a tornare in fretta a casa e scaricarlo dalla rete per farlo riapparire sul suo e-reader. Esiste però una nuova (o almeno io l'ho scoperta solo di recente, e solo per pochi dei libri che leggo) strategia di promozione commerciale che si basa tutta sull'avidità di immagini e di suoni di cui la nostra società è pervasa, e che si chiama booktrailer. Un filmato, cioè, di una manciata di minuti, in cui una musica in sottofondo, delle diapositive sfumate l'una nell'altra, talvolta delle voci lontane, o passaggi di un'intervista agli autori evocano la percezione che nel libro sia racchiusa una storia imperdibile, piena di atmosfera, fatta di personaggi vivi e visibili, come in un film. E' difficile, dopo aver visto uno di questi trailer, trattenersi dal procurarsi il romanzo. Alcuni fra i più belli in cui mi sono imbattuta - in inglese e in italiano - li elenco qui sotto (i link portano tutti a youtube). E meritano davvero di essere visti!
Kate Morton, Il giardino dei segreti, http://www.youtube.com/watch?v=HXkXoSWYzlk
Kate Morton, The Distant Hours, http://www.youtube.com/watch?v=dx_reWOhYx0 oppure
Sarah Blake, The Postmistress, http://www.youtube.com/watch?v=1KdP_zEDMY8
Jamie Ford, Il gusto proibito dello zenzero, http://www.youtube.com/watch?v=VXSWekEaqKI
Clara Sanchez, Il profumo delle foglie di limone, http://www.youtube.com/watch?v=VtNO5xG0eL4&feature=related
Mark Mills, House of the Hanged, http://www.youtube.com/user/HarperFiction?blend=1&ob=5#p/u/0/T9iXtq7xHnU
2 agosto 2011
It all started with a letter...
Una lettera nascosta, o rimasta chiusa, dimenticata, ingiallita, perduta per anni negli ingranaggi del tempo è sempre lo spunto per una buona storia. Poche righe vergate nel cuore di una busta spalancano le porte dell'immaginazione, poiché risvegliano infinite congetture sul mittente, sul destinatario, persino su un possibile sottotesto; e anche la qualità e il peso della carta, l'accuratezza della grafia, la tenacia dell'inchiostro possono raccontare un intero mondo. Chi ha spedito quella lettera? A chi è rivolta? Perché è stata scritta? Qual era lo stato d'animo dello scrivente mentre la stendeva? Si è poi pentito di averla inviata? Si è emozionato, arrabbiato, commosso sopra quelle parole? Una lettera narra del legno dello scrittoio, della penombra di una stanza, dei rumori della casa o del prato, della pioggia caduta, delle notizie alla radio, del presente e del passato degli esseri umani. Per questa ragione è il movente perfetto per una narrazione. In The Postmistress (tradotto in L'ultima lettera, Sarah Blake), che sto leggendo in questi giorni e di cui ho parlato nel post precedente, una lettera mai consegnata è il fulcro della storia; ma anche The Distant Hours di Kate Morton (Una lontana follia) prende le mosse da una lettera, arrivata alla sua destinataria con decenni di ritardo; la magnifica tragedia di Atonement (Espiazione, Ian McEwan) si innesta dalla sventurata lettera di Robbie a Cecilia intercettata dalla sorellina di lei, Briony. The Aspern Papers (Il carteggio Aspern) di Henry James gira tutto intorno alle carte, appunto, del poeta morto; e in generale tantissimi racconti del mistero, e non necessariamente detective stories, hanno per principio, o per culmine, o per catarsi, un pugno di parole scritte a mano o a macchina su un foglio di carta.
Perché le parole scritte, come dice il proverbio, manent; e come tali rimangono indelebili e indimenticabili, serie testimoni di eventi e di emozioni che meritano sempre di diventare il soggetto di un racconto.
1 agosto 2011
The Postmistress
La settimana scorsa ho notato, nella sezione dei romanzi in lingua della libreria Feltrinelli, The Postmistress di Sarah Blake. Come spesso accade, sono stata dapprima attratta dalla copertina - a dimostrazione che gli accessori visivi di un testo scritto sono cronologicamente predominanti rispetto alla scrittura stessa, e che quindi anche la letteratura è oggi più che mai un'espressione di marketing - e poi dal piatto inferiore, che mi ha persuasa che non potevo fare a meno di leggere questa storia.
Anche questo racconto, come tanti altri fra quelle che amo di più, sboccia dalla presenza - o dall'assenza, in questo caso - di una lettera. Una lettera perduta che sembra svolare leggera nell'aria acre delle bombe di Londra, che affronta i venti oceanici, che approda nei cieli limpidi di un'America ancora intatta dalla guerra... e che non raggiunge il suo destinatario. Le atmosfere risvegliate da questo romanzo, opera prima della statunitense Sarah Blake, sono quelle del rimpianto e dell'amore osteggiato dal destino, che sullo sfondo del secondo conflitto mondiale danno luogo ad un intensissimo paesaggio geografico ed emozionale. Anche il booktrailer, che si può vedere su http://www.youtube.com/watch?v=DJXMMqQdeuM, incoraggia sensazioni di struggimento e di segretezza, e induce noi, lettori che adorano le storie di messaggi fatali e di vite trascorse appassionatamente dietro le quinte della guerra, ad annoverare anche questo tra i romanzi che non possono mancare tra le serrate fila delle nostre biblioteche.
25 luglio 2011
Francis Scott Fitzgerald
L'operazione americana è continuata, dopo Colazione da Tiffany, con Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald. Non certo le letture più allegre per trascorrere le giornate estive; devo cercare qualcos'altro.
A proposito di Fitzgerald, il suo libro che ho amato di più - quanti anni sono passati da quando l'ho letto? forse sette... - è stato di sicuro This Side of Paradise, che mi fu consigliato dall'allora mio docente di Teoria della Letteratura all'università. Il professore, un curioso esemplare di gentiluomo ormai fuori posto, con il panciotto, l'orologio a cipolla, e l'anello al mignolo, che con voce modulata si rivolgeva agli studenti con il "loro", sosteneva che questo romanzo racchiudeva il vero senso della poesia. In esso si ritrovano, diceva, le sfumature di quell'azzurro goethiano che significa la lontananza, la vaghezza, la nostalgia. Non credo si sbagliasse.
Iscriviti a:
Post (Atom)



