14 agosto 2011

Nel cuore della brughiera

Ieri sera abbiamo cenato in una locanda risalente all'undicesimo secolo, la Old Inn di St. Breward, nel cuore della Bodmin Moorland. Per raggiungerla è stato necessario percorrere una decina di miglia delle stradettine anguste e tortuose che s'intarsiano nella brughiera come fili in un cuscino: popolate di mucche, pecore, cavalli e lepri, ci hanno condotti lungo immense distese d'erica (heather) e di folto terriccio morbido e acquitrinoso (boggy). Il ritorno al cottage si è svolto alla sola luce dei fari della macchina, perché la luna piena si celava e si disvelava velocemente dietro le nuvole alte; e in quel buio animo della campagna ho ripensato ai grandi racconti inglesi che della brughiera hanno fatto non solo un setting, ma quasi una ragione d'essere. Ho pensato alle storie gotiche di Daphne du Maurier (Rebecca, Jamaica Inn), che da queste parti è vissuta a lungo; al Mastino dei Baskerville di Conan Doyle, ambientato proprio qui; e soprattutto alle Cime Tempestose di Emily Brontë, alla disperazione di Catherine che vaga sotto le tempeste prima da creatura viva, e poi da fantasma, alimentando il folle amore implacabile di Heathcliff con alte grida e gelide lacrime, per l'eternità.

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