5 agosto 2011

I booktrailer

Negli ultimi post ho fatto riferimento ai piani di marketing che oggigiorno accompagnano l'uscita e sostengono la pubblicità per un nuovo libro. Le copertine sono estremamente curate, sul piatto spiccano brani delle recensioni più entusiaste, e le sinossi infilano poche ma argute parole che riescono a convincere il lettore a portare quel volume alla cassa, oppure a tornare in fretta a casa e scaricarlo dalla rete per farlo riapparire sul suo e-reader. Esiste però una nuova (o almeno io l'ho scoperta solo di recente, e solo per pochi dei libri che leggo) strategia di promozione commerciale che si basa tutta sull'avidità di immagini e di suoni di cui la nostra società è pervasa, e che si chiama booktrailer. Un filmato, cioè, di una manciata di minuti, in cui una musica in sottofondo, delle diapositive sfumate l'una nell'altra, talvolta delle voci lontane, o passaggi di un'intervista agli autori evocano la percezione che nel libro sia racchiusa una storia imperdibile, piena di atmosfera, fatta di personaggi vivi e visibili, come in un film. E' difficile, dopo aver visto uno di questi trailer, trattenersi dal procurarsi il romanzo. Alcuni fra i più belli in cui mi sono imbattuta - in inglese e in italiano - li elenco qui sotto (i link portano tutti a youtube). E meritano davvero di essere visti! 
Kate Morton, Il giardino dei segreti, http://www.youtube.com/watch?v=HXkXoSWYzlk
Kate Morton, The Distant Hours, http://www.youtube.com/watch?v=dx_reWOhYx0 oppure
Sarah Blake, The Postmistress, http://www.youtube.com/watch?v=1KdP_zEDMY8
Jamie Ford, Il gusto proibito dello zenzero, http://www.youtube.com/watch?v=VXSWekEaqKI
Clara Sanchez, Il profumo delle foglie di limone, http://www.youtube.com/watch?v=VtNO5xG0eL4&feature=related


2 agosto 2011

It all started with a letter...

Una lettera nascosta, o rimasta chiusa, dimenticata, ingiallita, perduta per anni negli ingranaggi del tempo è sempre lo spunto per una buona storia. Poche righe vergate nel cuore di una busta spalancano le porte dell'immaginazione, poiché risvegliano infinite congetture sul mittente, sul destinatario, persino su un possibile sottotesto; e anche la qualità e il peso della carta, l'accuratezza della grafia, la tenacia dell'inchiostro possono raccontare un intero mondo. Chi ha spedito quella lettera? A chi è rivolta? Perché è stata scritta? Qual era lo stato d'animo dello scrivente mentre la stendeva? Si è poi pentito di averla inviata? Si è emozionato, arrabbiato, commosso sopra quelle parole? Una lettera narra del legno dello scrittoio, della penombra di una stanza, dei rumori della casa o del prato, della pioggia caduta, delle notizie alla radio, del presente e del passato degli esseri umani. Per questa ragione è il movente perfetto per una narrazione. 
In The Postmistress (tradotto in L'ultima lettera, Sarah Blake), che sto leggendo in questi giorni e di cui ho parlato nel post precedente, una lettera mai consegnata è il fulcro della storia; ma anche The Distant Hours di Kate Morton (Una lontana follia) prende le mosse da una lettera, arrivata alla sua destinataria con decenni di ritardo; la magnifica tragedia di Atonement (Espiazione, Ian McEwan) si innesta dalla sventurata lettera di Robbie a Cecilia intercettata dalla sorellina di lei, Briony. The Aspern Papers (Il carteggio Aspern) di Henry James gira tutto intorno alle carte, appunto, del poeta morto; e in generale tantissimi racconti del mistero, e non necessariamente detective stories, hanno per principio, o per culmine, o per catarsi, un pugno di parole scritte a mano o a macchina su un foglio di carta. 
Perché le parole scritte, come dice il proverbio, manent; e come tali rimangono indelebili e indimenticabili, serie testimoni di eventi e di emozioni che meritano sempre di diventare il soggetto di un racconto.


1 agosto 2011

The Postmistress

La settimana scorsa ho notato, nella sezione dei romanzi in lingua della libreria Feltrinelli, The Postmistress di Sarah Blake. Come spesso accade, sono stata dapprima attratta dalla copertina - a dimostrazione che gli accessori visivi di un testo scritto sono cronologicamente predominanti rispetto alla scrittura stessa, e che quindi anche la letteratura è oggi più che mai un'espressione di marketing - e poi dal piatto inferiore, che mi ha persuasa che non potevo fare a meno di leggere questa storia. 
Anche questo racconto, come tanti altri fra quelle che amo di più, sboccia dalla presenza - o dall'assenza, in questo caso - di una lettera. Una lettera perduta che sembra svolare leggera nell'aria acre delle bombe di Londra, che affronta i venti oceanici, che approda nei cieli limpidi di un'America ancora intatta dalla guerra... e che non raggiunge il suo destinatario. Le atmosfere risvegliate da questo romanzo, opera prima della statunitense Sarah Blake, sono quelle del rimpianto e dell'amore osteggiato dal destino, che sullo sfondo del secondo conflitto mondiale danno luogo ad un intensissimo paesaggio geografico ed emozionale. Anche il booktrailer, che si può vedere su http://www.youtube.com/watch?v=DJXMMqQdeuM, incoraggia sensazioni di struggimento e di segretezza, e induce noi, lettori che adorano le storie di messaggi fatali e di vite trascorse appassionatamente dietro le quinte della guerra, ad annoverare anche questo tra i romanzi che non possono mancare tra le serrate fila delle nostre biblioteche.


25 luglio 2011

Francis Scott Fitzgerald

L'operazione americana è continuata, dopo Colazione da Tiffany, con Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald. Non certo le letture più allegre per trascorrere le giornate estive; devo cercare qualcos'altro. 
A proposito di Fitzgerald, il suo libro che ho amato di più - quanti anni sono passati da quando l'ho letto? forse sette... - è stato di sicuro This Side of Paradise, che mi fu consigliato dall'allora mio docente di Teoria della Letteratura all'università. Il professore, un curioso esemplare di gentiluomo ormai fuori posto, con il panciotto, l'orologio a cipolla, e l'anello al mignolo, che con voce modulata si rivolgeva agli studenti con il "loro", sosteneva che questo romanzo racchiudeva il vero senso della poesia. In esso si ritrovano, diceva, le sfumature di quell'azzurro goethiano che significa la lontananza, la vaghezza, la nostalgia. Non credo si sbagliasse. 


18 luglio 2011

Breakfast at Tiffany's

Sto leggendo Colazione da Tiffany di Truman Capote. Quella struggente lievità di Holly parla di lontananza, di notti estive insonni  per il miagolare arruffato dei gatti, di una tempesta di foglie ingiallite. La musica che si perde dietro una finestra aperta... Scrive Capote:
"Pranzammo a una tavola calda nel parco. Più tardi [...] corremmo cantando lungo i sentieri verso il vecchio capanno di legno per le barche, che adesso non c'è più. Le foglie galleggiavano sul lago; sulla riva, un giardiniere ne sventagliava un falò, e il fumo che si levava [...] era la sola macchia nell'aria vibrante. [...] E' l'autunno la stagione del principio, la primavera: e io sentivo tutto questo mentre sedevo con Holly sulla balaustra del portico del capannone per le barche."




9 luglio 2011

Gli occhi nelle parole

Ultimamente, ogni volta che esco di casa per andare al lavoro, a fare la spesa, o solo per una passeggiata, mi sorprendo ad osservare, talvolta anche a lungo, i particolari del contesto in cui mi trovo. E' come se la città, o la campagna fuori dal finestrino del treno o della macchina, si destrutturassero in una sequenza di immagini parcellizzate, ciascuna ricca di valore visivo e di potenziale narrativo. Ciascuna di quelle immagini è capace di ispirarmi un ulteriore insieme di figure che lentamente, magicamente, vagano nella mia mente fino a posizionarsi in una sorta di puzzle ben definito, il quale, alla fine, si trasforma nel setting di una nuova storia. Tutto ciò che osservo per strada stimola l'idea per un nuovo paragrafo di scrittura; e già mentre cammino avverto l'urgenza di prendere in mano il mio quadernino, o il mio smartphone, per prendere appunti sulle sensazioni narrative che quanto ho visto ha suscitato in me. 
Considerate le mie attitudini, non sono scene aperte o situazioni conflittuali ma sono i dettagli a risvegliare la mia attenzione. Quest'inverno è stato un vaso di lavanda secca appoggiato ad una porta blu, in Provenza; qualche settimana fa, sotto un cielo gonfio di nubi nere e pronto al temporale, è stato il fischiettare di un uomo, che nel silenzio della città domenicale quasi deserta di un mattino presto intonava La vie en rose; in un tramonto di tarda primavera, è stato l'ondeggiare di un nugolo di gerani rossi appesi ad un balcone; un giorno, in classe, è stato il profumo di bucato fresco che esalava dal maglione di uno dei miei allievi; sabato scorso, lungo una strada che attraversava un tripudio di campi di granturco e di vigne degradanti dalle colline, è stato un roseto selvatico abbarbicato al principiare dei filari; l'altra sera è stato il luccicare improvviso di un gioiello al braccio di una passante; stamattina la vista di un'elaborata bordura di pizzo bianchissimo sul copritavolo di una vetrina d'antiquario. 
Mi accorgo che questa inclinazione ad osservare e ad indugiare sulle immagini non è una qualità innata, ma è il dono che ci regala la lettura. L'abitudine a soffermarsi sulle parole scritte ha l'effetto di rallentare le nostre percezioni al punto tale da permetterci di guardare dentro il mondo che viene rappresentato; e poi questa propensione si sposta alla vita quotidiana, cosicché impariamo a contemplare anche gli oggetti e i paesaggi consueti, cogliendone la profonda bellezza e inquadrandoli in fotografie dotate di una forza quasi letteraria. 
Questo è il maggiore insegnamento della lettura - e rischia di farci diventare degli artisti.


8 luglio 2011

Shakespeare, Sonnet LV

In giornate un po' difficili, è magnifico pensare che esiste la poesia, la più grande consolazione dell'uomo.


Not marble, nor the gilded monuments
Of princes, shall outlive this powerful rhyme;
But you shall shine more bright in these contents
Than unswept stone besmear'd with sluttish time.
When wasteful war shall statues overturn,
And broils root out the work of masonry,
Nor Mars his sword, nor war's quick fire shall burn
The living record of your memory.
'Gainst death and all-oblivious enmity
Shall you pace forth; your praise shall still find room
Even in the eyes of all posterity
That wear this world out to the ending doom.
So, till the judgment that yourself arise,
You live in this, and dwell in lovers' eyes.