16 gennaio 2013

Auguri a tutti i custodi del libro!


Buon compleanno a Ipsa Legit!


L’avventura iniziata due anni fa mi lega sempre di più a sé e a voi, cari lettori. Dopo tanti mesi, tanti post e tanti libri letti mi sento di non riuscire più ad aprire un romanzo o una raccolta poetica senza cercarvi qualcosa, un suggerimento, un guizzo, una luce, da poter condividere con tutti voi.
Al GiveAway ideato per festeggiare questa ricorrenza avete partecipato con un affetto che non mi aspettavo, e vi ringrazio di cuore. Ne sono uscite idee straordinarie, che hanno rievocato i grandi classici ma hanno anche proposto libri insoliti, dei quali abbiamo sempre bisogno.
Ho raccolto tutte le vostre segnalazioni, ho elencato i vostri nomi ed ecco la classifica finale (ottenuta mediante estrazione casuale sul sito Random.org):


La vincitrice è Soror Saudade!
Complimenti carissima, ti contatterò immediatamente in privato per avere i tuoi dati e inviarti il premio in palio, I custodi del libro di Geraldine Brooks.
Spero sarà per te una lettura piena di sogno….
Grazie ancora a tutti voi e in bocca al lupo per i futuri GiveAway! 



7 gennaio 2013

Birthday Giveaway!


In occasione del secondo compleanno di Ipsa Legit - il prossimo 16 gennaio - ho in mente uno specialissimo

Giveaway!!

Per tutti i miei lettori – quelli della prima ora, quelli che commentano sempre e quelli che leggono solamente, per chi aspetta gli aggiornamenti sulla pagina Facebook, per chi conosce questo blog solo da pochi giorni e per chi sta pensando di iscriversi… – questo post è dedicato a voi tutti!


In palio c'è un libro che ho molto amato, I custodi del libro di Geraldine Brooks, edizioni Neri Pozza. Per partecipare dovete solo rispettare queste due condizioni:
1) Lasciate un commento a questo post rispondendo alla seguente domanda. Se un terribile giorno, in una distopica realtà (stile Farenheit 451), tutti i libri fossero destinati a scomparire… di quale di essi vi fareste i “custodi”? Quale romanzo, o saggio, o raccolta poetica, dovrebbe essere salvato per essere consegnato intatto alla futura umanità?
2)  Condividete sul vostro blog o sulla vostra pagina Facebook il link a questo post invitando i vostri amici a partecipare! Potrebbe uscirne una discussione molto interessante : )

Potete partecipare entro il 15 gennaio. Il giorno successivo verrà estratto a sorte il vincitore, che poi contatterò per potergli/le inviare a casa il premio.

Non mancate! 

Trovate la sinossi e le critiche a questo meraviglioso romanzo cliccando su questo link.

2 gennaio 2013

Happy new year!

Un buon anno a tutti voi! Il mio augurio, a voi che siete entrati nel piccolo mondo di Ipsa Legit, è che in questo 2013 alla gioia e alle gratificazioni di ogni giorno si aggiungano anche delle splendide letture…


Foto di Mara Barbuni


Questo mese di gennaio ha una grande importanza: il prossimo 16 è il secondo compleanno di questo blog, e sto pensando a un modo carino di festeggiarlo, ma soprattutto il giorno 28 è una data eccezionale, unica, di incommensurabile valore storico e letterario. Il 28 gennaio infatti si festeggiano i 200 anni dalla pubblicazione di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, e tutto il mondo – me compresa – si stanno organizzando per onorare al meglio questa celebrazione. Non mancate di passare di qua quel giorno! : )
Poiché il passaggio da un vecchio anno al nuovo è tempo di bilanci e di propositi, vediamo un po’ cosa ho combinato in biblioteca/libreria/Internet/Kindle nel corso del 2012….
Su Ipsa Legit ho aggiunto una pagina di cucina (Dolcezze da lettori), e ho creato un collegamento alla mia pagina di aNobii – un social network che ho scoperto nel corso dell’anno, e che mi è sembrato un modo intelligente di “sentirsi lettori”, anche se non ho ancora avuto il tempo di sfruttarla pienamente. Ho inoltre aperto la pagina Facebook del blog, passate a cliccare “mi piace”, se ancora non ne avete avuta l’occasione!
Ho pubblicato online il mio primo romanzo La rivoluzione segreta, che ha persino dato (nella misura di qualche monetina) i suoi – spero primi! – proventi nel mercato delle pubblicazioni su internet.
Ho letto: Alla tavola di Virginia Woolf di Elisabetta Chicco Vitzizzai, Gli ingredienti segreti dell’amore di Nicolas Barreau, Il nostro comune amico di Charles Dickens, Pienezza di vita di Edith Wharton, Il libro segreto di Shakespeare di John Underwood, Il linguaggio dei fiori di Vanessa Diffenbaugh, Il giardino bianco di Stephanie Barron, La buona società di Amor Towles (non finito), Divisadero di Michael Ondatjee, Jane e il prigioniero di Wool House di Stephanie Barron, Romancing Miss Bronte di Juliet Gael, Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim, La torre dei sussurri di Oliver Blays, The Last Letter from your Lover di Jojo Moyes, Dai diamanti non nasce niente di Serena Dandini, 84 Charing Cross Road di Helene Hanff, Colazione da Darcy di Ali McNamara, The Lake of Dreams di Kim Edwards, Il quadro che uccide di Iain Pears, Jane e l’arcano di Pensfold Hall di Stephanie Barron, Il giardino degli incontri segreti di Lucinda Riley, Confessions of a Jane Austen Addict di Louise Viera Rigley, The Secret Keeper di Kate Morton, La caduta dei giganti di Ken Follett, Death Comes to Pemberley (seconda volta) di P.D. James, e infine mi sono fatta traghettare al 2013 da Orgoglio e pregiudizio (ennesima volta) per partecipare al gruppo di lettura in corso sul blog Un tè con Jane Austen. Questo capolavoro l’ho anche ascoltato in una forma un po’ speciale di audiolibro, scaricato dal sito LibriVivi, che propone libri e adattamenti dei grandi classici letti – e quasi recitati – a più voci dai grandi doppiatori italiani. A proposito di audiolibri, per Natale ho ascoltato Little Women, prodotto gratuito della University of South Florida, della cui serie ho scaricato su iPhone anche The Age of Innocence di Edith Wharton.
In questo momento l’avventura del TFA (entro quest’anno dovrei diventare un’insegnante abilitata!) mi sta togliendo spazio e tempo alle letture di piacere, ma per l’anno che verrà, ovvero che ha appena fatto capolino alla porta, ho un grande progetto da realizzare (ma ve ne parlerò solo a cose fatte), sono in attesa di una consegna (questa settimana devono arrivare gli altri due fumetti Marvel dedicati a Jane Austen, Emma e Sense and SensibilityPride and Prejudice e Northanger Abbey sono già sullo scaffale), devo ingranare con Il seggio vacante di J.K. Rowling, e mi aspettano romanzi come Effie di Suzanne Fagence Cooper (è la storia della moglie di John Ruskin: in Italia Neri Pozza ha intitolato il libro Effie. Storia di uno scandalo), The Guernsay Literary Society di Mary Ann Shaffer (La società letteraria di Guernsay, Sonzogno), London di Edward Rutherford, The Glass Room di Simon Mawer (La casa di vetro, Neri Pozza), Clara and Mr. Tiffany di Susan Vreeland (Una ragazza da Tiffany, Neri Pozza), Life of Charlotte Bronte di Elizabeth Gaskell, la trilogia di Swallowcliffe Hall di Jennie Walters, il secondo capitolo della trilogia Millennium di Ken Follett (L’inverno del mondo, Mondadori), e una manciata di sequel austeniani. Ce la farò a superare un simile scoglio? Considerando che non vedo l’ora di cominciare, mi pare di essere pronta a tutto, anche – eventualmente – a tutti i libri che occhieggiano nella mia wish list ; ) E il bello è che non ottenere questo traguardo significherebbe solo che ho voluto indugiare più a lungo su queste pagine, che forse mi hanno dato da pensare, da sognare, da scrivere a mia volta. Dunque, come al solito, a stare in mezzo ai libri c'è solo da guadagnare!
E per voi, qual è stato il libro più amato del 2012? E quale vi aspetta sul comodino?
E allora… buone letture! 

25 dicembre 2012

Tanti tanti auguri!

Foto di Mara Barbuni

22 dicembre 2012

Piccole donne

danidraws.com
“Natale non sarà Natale senza qualche regalo”, brontolò Jo, sdraiata sulla stuoia del caminetto.
Quand’è Natale non si può evitare di rileggere qualche brano di Little Women, il capolavoro di Louisa May Alcott suddiviso in italiano in due libri, Piccole donne e Piccole donne crescono. Non si può evitare perché la storia inizia a Natale, è piena di buoni sentimenti, è commovente al punto giusto (specie la seconda parte) e propone dei modelli femminili di grande bellezza. Josephine, alter ego dell’autrice, è il personaggio favorito più o meno da tutte le lettrici, perché è irruenta, testarda, pasticciona e passionale – un vero e proprio prototipo femminista, almeno fino al momento del suo ritorno da New York. Da adolescente io preferivo Margaret, per la sua dolcezza, il suo fare pacato, i suoi piccoli sogni. Anche Amy, spesso sottovalutata, è un personaggio di spessore: forse non raggiunge le altezze delle altre sorelle da una prospettiva morale, ma è di certo importante da un punto di vista narrativo. Amy è quasi una figura jamesiana, perché è colei che abbandona la casa natale per andare alla conquista dell’Europa, e laggiù (quaggiù, dovrei dire…) cambia la sua vita, si lascia alle spalle il vestitino rigido della moralità impostale dai suoi genitori e inizia ad inseguire le ambizioni che ha sempre nutrito, sin da bambina. 
Per quanto rifiuti la proposta di matrimonio del ricchissimo Vaughan, ella finisce per sposare il “caro Laurie”, che sebbene rappresenti un indissolubile legame con la famiglia d’origine è pur sempre un partito invidiabile, un uomo che le garantirà benessere economico illimitato, eleganza, sostanze e un’eccellente posizione sociale. E poco sembra importare se lui, non troppo tempo prima, sia stato respinto da Jo: Amy comprende, ed è lei stessa ad ammetterlo, che Laurie la sta forse chiedendo in moglie per ritrovare un accesso dentro la famiglia March, ma sembra pronta anche a combattere per ottenere il suo amore e la sua attenzione esclusivi. Noi lettori ci chiederemo sempre se Laurie abbia davvero dimenticato la sua Jo, e anche se lei abbia mai rimpianto di averlo sostituito con quel bizzarro professore tedesco che la inchioderà a far da maestra in un’enorme scuola per trovatelli, ma di certo non abbiamo dubbi che Amy abbia raggiunto il suo obiettivo. E personalmente mi sono sempre ritrovata ad ammirarla per la sua tenacia. 


Il film del 1994 diretto da Gillian Anderson, con il cast di tutto rispetto composto da Susan Sarandon (la mamma), Trini Alvarado (Meg), Wynona Ryder (Jo), Kirsten Dunst (Amy bambina) e Claire Danes (Beth), è splendido soprattutto per la parte iniziale dedicata proprio al Natale, per le sue ambientazioni (straordinaria la casa della zia March), tutti i suoi colori e una colonna sonora indimenticabile. Vi lascio ad ascoltare una suite profonda, struggente e molto meditativa (la trovate anche qui), che raccoglie i brani principali in un vero dono di splendida musica e di forte emotività. Ascoltatela la sera della vigilia, mentre le vostre candele accese aspetteranno che arrivi il Natale...




17 dicembre 2012

Per il compleanno di Jane Austen

janeausten.co.uk
Ieri è stata una giornata particolare. Come molti sapranno, e come internet e Facebook ci hanno debitamente ricordato, ieri era il giorno del compleanno di Jane Austen. Negli ultimi anni questo genio letterario, "la più perfetta tra tutte le donne" (come ebbe a definirla la sua straordinaria epigona Virginia Woolf) si è trasfigurata nell'immaginario collettivo fino ad assumere i tratti di una vera e propria eroina. Nei siti e nei blog a lei dedicati si è parlato non solo del suo stile ineguagliabile, non solo della pregnanza dei suoi ritratti sociali, non solo del suo talento ironico nel mettere in risalto tutte le sfaccettature del rapporto tra i sessi, ma anche della sua propria esistenza, dei suoi amori (veri o presunti), dei suoi conflitti, della sua solitudine. E così ella è diventata un modello, una luce da inseguire, una dispensatrice di consigli e talvolta persino di conforto.  
Ebbene, questa donna eccezionale, nata nel lontano 1775, ha ricevuto nella giornata di ieri tanti auguri di buon compleanno, da tutto il mondo e in tutte le forme possibili - lettere, post, opere di ricamo, arte figurativa, letture ad alta voce, esperimenti di cake design, - anche in preparazione del grande evento del 28 gennaio 2013, il bicentenario della pubblicazione di Orgoglio e pregiudizio. Anch'io ho festeggiato, e forse nel miglior modo possibile. Ho incontrato per la prima volta di persona due deliziose "amiche di blog", insieme abbiamo brindato a Jane con una tazza (anzi due...) di ottimo tè, e abbiamo rievocato i rispettivi ricordi delle nostre visite a Chawton Cottage.
Il momento culminante della giornata è stato il passaggio alla "Libreria delle Donne" di Bologna, un luogo d'incanto che mi ha riempita di emozioni. La Libreria delle Donne è uno spazio dove la quotidianità sembra lasciare il passo alla bellezza. Le due padrone di casa, due vere ladies, ti intrattengono con garbo, offrono spunti di lettura impagabili e mettono a disposizione un patrimonio librario - anche prime edizioni o volumi fuori catalogo - che lascia senza fiato. Un ritratto di Virginia Woolf campeggia proprio di fronte all'ingresso, e tanti tanti libri scritti da donne stipano le altre pareti. Irresistibili sono state per me le opere della mia amatissima Rebecca West, della quale ho parlato nello specifico nel post http://ipsalegit.blogspot.it/2011/05/rebecca-west.html. West è autrice di una trilogia autobiografica - the "Aubrey trilogy" che esordisce con lo splendido The Fountain Overflows e si chiude con Cousin Rosamund, che proprio alla Libreria delle Donne ho comprato in italiano (Rosamund).
Insomma la giornata è stata una di quelle degne di essere vissute: e non c'è compagnia migliore delle voci femminili (delle scrittrici e delle amiche) per trascorrere appuntamenti importanti come questo.


1 dicembre 2012

La coppa d'oro

Il regista James Ivory è notoriamente innamorato della grande letteratura ambientata nel primo Novecento. Tra le sue opere si contano le trasposizioni di Camera con vista e Casa Howard di E.M. Forster, Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro, e dei romanzi di Henry James Gli Europei, Le Bostoniane e La coppa d'oro. Quest'ultimo film mi ha fatto compagnia nel piovoso pomeriggio che è appena trascorso, e mi ha ricordato di quando ho letto il capolavoro "maturo" della narrativa jamesiana. 
The Golden Bowl (1904) è un trionfo nell'analisi psicologica tipica della scrittura dell'eccelso autore (anglo)americano, una disamina attenta, quasi puntigliosa, delle sottili dinamiche di coppia che sorreggono non uno, ma ben due matrimoni. La storia si apre  quando il principe impoverito italiano Amerigo si trova a Londra per sposare Maggie Verver, unica figlia di un vedovo americano, ricchissimo collezionista d'arte. Lì incontra Charlotte, in passato sua amante e compagna di scuola di Maggie; i due decidono di non rivelare alla futura sposa della loro precedente conoscenza e le nozze si celebrano sotto la flebile ombra di un primo segreto. L'evoluzione della vicenda porta Charlotte a sposare il padre di Maggie, Adam, cosicché il romanzo si struttura come una piéce alto borghese incentrata sui meccanismi ipocriti e pseudo-moralisti di una ambigua famiglia allargata. Charlotte e Amerigo riprendono la loro storia d'amore, ora macchiata dall'adulterio, mentre il rapporto tra Maggie e suo padre sembra non riuscire mai a liberarsi dal cappio dell'infantilismo: fino a un certo punto della storia sembra che la ragazza non sia in grado di sfuggire al proprio ruolo di figlia (ricordando così in un certo senso la disgraziata Catherine del jamesiano Washington Square), aprendo così il proprio personaggio a innumerevoli interpretazioni psicologiche. 
Kate Beckinsale nel ruolo di Maggie Verver
Com'è tipico di James, la narrazione è densa di queste analisi interiori, ed è l'esplorazione della coscienza dei personaggi a dominare. Anche in questo romanzo è preponderante il tema del contrasto tra il pericoloso cinismo degli europei (Amerigo) e l'innocenza degli americani (Maggie), anche se il seguito della storia si dedica alla rappresentazione dello sviluppo del personaggio di Maggie da creatura ingenua e inconsapevole a donna forte e tenace, disposta a tutto - anche a sacrificare la propria innata bontà e onestà - per tenersi stretto il marito. Questo aspetto l'ha resa ai miei occhi molto simile alla May Welland Archer di Edith Wharton (L'età dell'innocenza; cito questo romanzo qui). Premesso che L’età dell’innocenza è uno dei miei libri preferiti, di quelli che ho letto e riletto senza stancarmene mai, e anzi cogliendone ogni volta una diversa bellezza, c’è da dire che il film che ne ha tratto Martin Scorsese (1993) è un capolavoro. Subito affascinante e significativa è la sequenza di immagini che accompagnano i titoli di testa – una lunga serie di fiori opulenti mostrati nell’atto della loro fioritura, e quindi nel culmine della bellezza già associata al loro inevitabile declino: entro i primi minuti del film si comincia già a percepire che l’“innocenza” presentata dal titolo non è che ostentazione, un fulgido bianco sepolcro che nasconde la natura ombrosa, dubbiosa, tormentata di una società trionfante e lussuosa, ma sull’orlo della fine. Il lusso è un personaggio fondamentale e indelebile di questa storia – così come di The Golden Bowl – perché è il simbolo di quella gabbia dorata nella quale uomini e donne dalla sensibilità un po’ troppo pronunciata si rinchiudevano, inconsapevoli della claustrofobica sorte che li attendeva. Uomini e donne come Newland Archer (che sogna di sfuggire al matrimonio, fitto di imposizioni e convenzioni, contratto con May) e il principe Amerigo (che rimpiange la sua Roma lenta, solare e sensuale); come la contessa Olenska e Isabel Archer (protagonista di Ritratto di signora di Henry James), che si sposano in ricchezza votandosi a un destino di pena, rimpianti, umiliazioni, solitudine e silenzio.
Daniel Day Lewis e Winona Ryder
nei panni di Newland
e May Archer
E poi ci sono le donne come May e come Maggie, che ritratte come angeli (nei film spesso vestite di chiaro, al contrario delle loro antagoniste), sempre quiete e sorridenti, nascondono un’atroce volontà di dominio e di conservazione delle apparenze, del tutto incuranti del dolore che i loro intenti infliggono a chi sta loro vicino. La scena culminante del film di Scorsese è quando May, ormai a conoscenza della storia d’amore tra il marito e la contessa Olenska, affronta Newland nella semioscurità soffocante dello studio di lui. Egli, ormai prostrato dalle bugie e dalla maschera del coniuge perfetto, le comunica che vorrebbe intraprendere un viaggio da solo – evidentemente per fuggire, per trovare respiro. May allora celebra il proprio trionfo annunciandogli di essere incinta e di non poter dunque certo rinunciare a lui; e quando si allontana dalla stanza – sempre quieta, sempre sorridente – la telecamera stringe sulla coda del suo abito da sera, che striscia sul pavimento come un enorme, crudele e ormai sazio serpente.
L’inganno nascosto dietro le apparenze è l’oggetto principe delle esplorazioni narrative di Henry James e della sua migliore “allieva”, Edith Wharton: ed è ciò che rende le loro opere così sublimi, e così impareggiabili nella letteratura del Novecento.