22 dicembre 2012

Piccole donne

danidraws.com
“Natale non sarà Natale senza qualche regalo”, brontolò Jo, sdraiata sulla stuoia del caminetto.
Quand’è Natale non si può evitare di rileggere qualche brano di Little Women, il capolavoro di Louisa May Alcott suddiviso in italiano in due libri, Piccole donne e Piccole donne crescono. Non si può evitare perché la storia inizia a Natale, è piena di buoni sentimenti, è commovente al punto giusto (specie la seconda parte) e propone dei modelli femminili di grande bellezza. Josephine, alter ego dell’autrice, è il personaggio favorito più o meno da tutte le lettrici, perché è irruenta, testarda, pasticciona e passionale – un vero e proprio prototipo femminista, almeno fino al momento del suo ritorno da New York. Da adolescente io preferivo Margaret, per la sua dolcezza, il suo fare pacato, i suoi piccoli sogni. Anche Amy, spesso sottovalutata, è un personaggio di spessore: forse non raggiunge le altezze delle altre sorelle da una prospettiva morale, ma è di certo importante da un punto di vista narrativo. Amy è quasi una figura jamesiana, perché è colei che abbandona la casa natale per andare alla conquista dell’Europa, e laggiù (quaggiù, dovrei dire…) cambia la sua vita, si lascia alle spalle il vestitino rigido della moralità impostale dai suoi genitori e inizia ad inseguire le ambizioni che ha sempre nutrito, sin da bambina. 
Per quanto rifiuti la proposta di matrimonio del ricchissimo Vaughan, ella finisce per sposare il “caro Laurie”, che sebbene rappresenti un indissolubile legame con la famiglia d’origine è pur sempre un partito invidiabile, un uomo che le garantirà benessere economico illimitato, eleganza, sostanze e un’eccellente posizione sociale. E poco sembra importare se lui, non troppo tempo prima, sia stato respinto da Jo: Amy comprende, ed è lei stessa ad ammetterlo, che Laurie la sta forse chiedendo in moglie per ritrovare un accesso dentro la famiglia March, ma sembra pronta anche a combattere per ottenere il suo amore e la sua attenzione esclusivi. Noi lettori ci chiederemo sempre se Laurie abbia davvero dimenticato la sua Jo, e anche se lei abbia mai rimpianto di averlo sostituito con quel bizzarro professore tedesco che la inchioderà a far da maestra in un’enorme scuola per trovatelli, ma di certo non abbiamo dubbi che Amy abbia raggiunto il suo obiettivo. E personalmente mi sono sempre ritrovata ad ammirarla per la sua tenacia. 


Il film del 1994 diretto da Gillian Anderson, con il cast di tutto rispetto composto da Susan Sarandon (la mamma), Trini Alvarado (Meg), Wynona Ryder (Jo), Kirsten Dunst (Amy bambina) e Claire Danes (Beth), è splendido soprattutto per la parte iniziale dedicata proprio al Natale, per le sue ambientazioni (straordinaria la casa della zia March), tutti i suoi colori e una colonna sonora indimenticabile. Vi lascio ad ascoltare una suite profonda, struggente e molto meditativa (la trovate anche qui), che raccoglie i brani principali in un vero dono di splendida musica e di forte emotività. Ascoltatela la sera della vigilia, mentre le vostre candele accese aspetteranno che arrivi il Natale...




1 commento:

  1. Decisamente, Natale non è Natale senza le sorelle March! Quindi attenderò di rivederlo per l'ennesima volta in tv e di certo andrò a ripescare il mio librone (l'ed. completa di Einaudi) per tuffarmici dentro.
    Auguri di Buon Natale alla gentile padrona di casa di questa sala da tè letteraria e a tutti coloro che passeranno di qui.

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