21 ottobre 2012

John Keats, il poeta

L’arrivo dell’autunno, con la pioggia di foglie che inondano il viale vicino a casa, ha risvegliato in me il desiderio di rileggere Keats. La sua ode alla stagione, “To Autumn”, è un vero inno alla bellezza e al trionfo dei sensi che questo periodo dell’anno riserva a chi, come me, ha poca confidenza con l’estate, malsopporta la sua sciocca immobilità, e non aspetta che il ritorno dei venti freddi e talvolta persino della pioggia di perla delle sere d’ottobre. Ascoltate la versione inglese accompagnata da questo bellissimo video:


“Stagione di nebbie e di morbida abbondanza,/ Tu, intima amica del sole al suo culmine,/ Che con lui cospiri per far grevi e benedette d’uva/ Le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,/ Tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,/ E colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;/ Tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme/ I gusci di nocciola e ancora fai sbocciare/ Fiori tardivi per le api, illudendole/ Che i giorni del caldo non finiranno mai.”
L’edizione da cui ho tratto questa traduzione è uno dei libri più amati sul mio scaffale (regalatomi in un’occasione speciale): le Poesie con testo originale a fronte tradotte e curate da Silvano Sabbadini (Arnoldo Mondadori). La copertina di questo volume, che rappresenta un particolare da The Fighting Temeraire di J.M.W. Turner, si accompagna bene, in tutto il suo fulgore, al quarto di copertina, dove il curatore commenta la propria presentazione del “breve e intensissimo arco della produzione keatsiana, riflettendone, fin nelle pieghe più segrete, la mutevolezza lessicale e metrica, la continua germinazione di immagini, la ricchezza speculativa.”

Ed il linguaggio di Keats è davvero colmo di musica e di visioni. Egli intendeva la poesia come evasione sensuale e ideale dalla realtà, che allora (come oggi…) era soggetta ad una pressione storica e sociale greve e per molti insopportabile. Data la difficoltà di vivere il presente, Keats evoca una poesia che lo rifiuta, che lo oblia, e che attraverso il potere della memoria (“Credo che la poesia dovrebbe […] sembrare quasi una Rimembranza”) tende invece a ricongiungersi con un passato che è quello della collettività, quello cioè del lettore stesso. Questo è il principio che governa “Ode on a Grecian Urn”:

Un esempio di pittura preraffaellita:
The Lady of Shalott di J.W. Waterhouse
(1888, Tate Gallery, Londra)
“Oh, forma attica! Posa leggiadra! con un ricamo/ D’uomini e fanciulle nel marmo,/ Coi rami della foresta e le erbe calpestate –/ Tu, forma silenziosa, come l’eternità/ Tormenti e spezzi la nostra ragione. Fredda pastorale!/ Quando l’età avrà devastato la nostra generazione,/ Ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori/ Non più nostri, amica all’uomo, cui dirai/ ‘Bellezza è verità, verità bellezza,’ – questo solo/ Sulla terra sapete, ed è quanto basta.”
L’appello di quest’ultima strofa dell’Ode all’urna greca è un messaggio di altissimo valore estetico, che in seguito rese prezioso Keats a Pater, Swinburne, Tennyson, Wilde, e ai Preraffaelliti. La poesia, l’arte, sono considerate nella loro autonomia, nella loro assolutezza, e dunque nella loro immortalità. La voce del poeta ha il potere di celebrare la dea Psiche, sua musa, oltre ogni tempo, e oltre la distruzione operata dalla realtà. 

Si legge in “Ode to Psyche” (di straordinaria bellezza):
La tomba di Keats al cimitero acattolico
di Roma. Vi si legge: "Qui riposa uno
il cui nome è scritto nell'acqua".
Foto di Mara Barbuni (2001)
“Oh, tu, ultima nata visione, più dolce/ Sei di tutta la svanita gerarchia dell’Olimpo,/ […]/ Tu, la più bella sei, pur se tempio non hai,/ Né altare colmo di fiori,/ […]/ Pure, anche in questi giorni tanto lontani/ Dalle fedi felici, le tue ali lucenti/ Che volteggiano tra gli olimpi in rovina io vedo,/ E canto, ai miei soli occhi credendo./ Sì, lascia sia io il tuo coro e il pianto/ Alzato per la tua mezzanotte,/ Lascia sia io la tua voce, il tuo liuto, il tuo flauto,/ […]/ Voglio essere io il tuo sacerdote, e costruirti un tempio/ Nelle inesplorate regioni della mia mente,/ Dove ramosi pensieri, appena nati con piacevole dolore,/ Mormoreranno al vento sostituendo i pini:/ E lontano lontano, di vetta in vetta, macchie oscure d’alberi/ Vestiranno tutto intorno i gioghi selvaggi dei monti/ […]/ Per te sarà lì ogni dolce piacere/ Che l’ombroso pensiero può conquistare,/ Una torcia splendente, una finestra aperta alla notte/ Perché caldo l’amore vi possa entrare.” 
John Keats riempì la sua poesia di una dimensione sognante che la vita reale gli negò sempre. La sua esistenza piena di lutti e tormentata dalla tisi si chiuse dopo appena ventisei anni, nella sua casa in Piazza di Spagna. Vedere questa residenza (oggi è una casa-museo che contiene ricordi, lettere autografe, manoscritti, quadri, stampe e più di 8000 volumi) è un’esperienza ricca di sensazioni, di commozione e di nostalgia, giusta e necessaria premessa alla visita al Cimitero Protestante di Roma, dove Keats riposa sotto l’ombra e il mormorare degli alberi, cullato forse dalla sua Psyche, in ascolto forse della pura voce della poesia. 


10 ottobre 2012

Il giardino degli incontri segreti

Quando si legge un ebook non si ha mai la sensazione immediata di quanto lunga sia una storia. Non si soppesa il volume fra le mani, non lo si sfoglia in velocità per coglierne le sorprese, non si ha idea di quanto tempo sarà necessario per finirlo. Così, talvolta, si arriva all'una di notte sperando che la storia che si sta leggendo arrivi alla svolta, che succeda l'imprevisto, che i personaggi si trovino di fronte a un bivio che ci permetta di "spegnere" il libro e di dormire. Mi è successo con Il giardino degli incontri segreti di Lucinda Riley. Premetto che nella vicenda narrata fa la sua comparsa un giardino che in realtà è una serra, e che gli incontri segreti di cui si racconta non si sono affatto svolti in quel giardino ma a migliaia di chilometri di distanza: il titolo originale è infatti The Orchid House
La storia si dipana su due piani spazio-temporali: l'Inghilterra e la Thailandia, il presente e l'epoca della seconda guerra mondiale. Ed è, nel complesso, una bella storia, fatta di una giovane pianista in lutto che cerca di riprendersi in mano la vita fra memorie di famiglia e colpi di scena, una nobile stirpe che vive in una lussuosa country house nel Norfolk, la triste storia di un matrimonio combinato negli anni Quaranta. 
Tuttavia non ne sono rimasta entusiasmata. Strano, visti gli ingredienti molto promettenti... ma questo romanzo mi ha dato l'impressione di un patchwork costruito sugli spunti di altri libri di successo. E a pensarci bene temo che molta di questa sua debolezza di fondo sia da imputarsi alla qualità del linguaggio. Le cornici descrittive non mostrano grandi mancanze, ma sono i dialoghi a risultare inefficaci. La lingua è poco curata, compaiono troppe esclamazioni e interezioni che a parer mio a un libro dovrebbero essere risparmiate, e alcune battute risultano del tutto superflue all'architettura della narrazione. Sembra come se un buon progetto narrativo non avesse goduto della giusta espressione. Eppure il libro è stato pubblicato, e vende ed è stato recensito molto bene. Forse sono io ad essere troppo schizzinosa. 


1 ottobre 2012

Il magnetismo della nobiltà

Sono reduce dalla lettura dell'ultima fatica di Antonio Caprarica, La classe non è acqua, una piacevole e sofisticata (come'è tipico dell'autore) passeggiata fra aneddoti, leggende e fatti della nobiltà britannica. Il giornalista ci accompagna tra i sontuosi manors e stately homes che costellano il Paese e ci porta quasi a frugare nelle camere da letto padronali, fra gli oscuri corridoi e fin dentro i sottoscala, ad aprire segreti scrittoi alla ricerca di notizie, fotografie, lettere e conti che rivelino cosa è stata e cosa ancora è la piramide nobiliare del Regno di Elisabetta II. Dai più semplici baronetti fino alle splendenti coroncine ducali, dai tempi di Cromwell fino all'età di Kate Middleton, La classe non è acqua risveglia echi di solennità, lusso e potenza, che lungi dal farci (o, meglio, farmi) inorridire, cercano di gettare una luce sull'immortalità della Corona inglese e sulla immutabile stabilità delle tradizioni dei Pari. 
Ispirata da questo libro e dal tempo piuttosto "British", ho trascorso quest'ultimo weekend a godermi un capolavoro televisivo che per la sua qualità narrativa non ha niente da invidiare ad un romanzo perfetto. Sto parlando della seconda stagione di Downton Abbey, di cui ho visto (in inglese, perché in italiano non è ancora disponibile... forse sarà trasmesso il prossimo inverno?) i primi quattro episodi. Considerando che ho adorato la prima serie (ne ho parlato in un post omonimo), temevo che questo seguito non sarebbe riuscito ad eguagliarne i fasti e la sorprendente bellezza. La smentita mi ha riempito di soddisfazione. Il sequel, ambientato nel pieno della prima guerra mondiale, richiama sulla scena i personaggi che avevamo imparato ad ammirare, a comprendere o a detestare e aggiunge loro sapienti pennellate di personalità e nuove avventure da affrontare. 
Il fascino di Downton Abbey (citato anche da Caprarica come eccezionale fenomeno sociale di passione massa, come accadeva per gli sceneggiati di tanti anni fa) sta proprio nella sua capacità di evocare un'atmosfera e di incantarci nella consapevolezza di un mondo perduto, non così lontano, pieno di eleganza, e spazzato via nel pieno della sua inconsapevolezza da una guerra che è stata solo il primo - ma forse per questo tra i più terribili - dei traumi patiti dal Novecento. C'è un fotogramma della breve ma splendida sigla iniziale che rende perfettamente questa idea di caducità: un vaso di prezioso cristallo traboccante di rose, e di colpo un petalo che perde vita e cade, inerte, sul ripiano di lucido legno.

Dyrham Park, che ha fornito gli esterni per
Quel che resta del giorno con Anthony Hopkins ed Emma Thompson (1993)

Tale è il seguito che Downton ha saputo raccogliere che anche i romanzi "a tema" (simpaticamente chiamati "Downton Abbey-esque" sul social network Goodreads) stanno conoscendo un grande successo, nuovo oppure recuperato. E' il caso di The House at Riverton di Kate Morton (l'ho recensito nello stesso post che ho citato sopra), che Sonzogno ha pubblicato in italiano con il titolo di Ritorno a Riverton Manor, forse in omaggio ad un altro di questi libri, il Ritorno a Brideshead (Brideshead Revisited) di Evelyn Waugh; è il caso della mia corrente lettura, The Orchid House di Lucinda Riley (in italiano Il giardino degli incontri segreti); dell'eccellente e sempre affascinante Quel che resta del giorno (The Remains of the Day) di Kazuo Ishiguro; ed è il caso di una trilogia che promette benissimo, la Swallowcliffe Hall Trilogy di Jennie Walters, che mi sono procurata di recente. Anche questa è la storia delle vicende primonovecentesche di una English country house, e sto solo aspettando di avere tanto tempo da dedicarci per intraprenderne la lunga lettura. 

22 settembre 2012

Jane e l'arcano di Penfolds Hall

Ho già avuto modo di parlarvi (qui) della serie di libri di Stephanie Barron, editi in Italia da TEA, dedicati alle "Indagini di Jane Austen". Si tratta di romanzi gialli architettati molto bene, nei quali è la stessa Jane a giocare il ruolo della detective, impegnata a rinvenire cadaveri, scovare delinquenti e rivelare al mondo oscuri segreti politici o familiari. L'abilità della scrittrice, al di là dell'architettura narrativa, sta nella maestria con cui riesce a riprodurre del tutto fedelmente le atmosfere dell'epoca Regency, in un trionfo di feste e di nobiltà, nel turbine delle notizie dal fronte della guerra navale contro Napoleone e nell'amara consapevolezza delle miserie dell'altra parte della società inglese - la servitù, i contrabbandieri, gli indigenti senza speranza. I riferimenti alla vita vera di Jane Austen sono numerosi e attenti, conditi di citazioni prese sia dalle lettere che dai suoi romanzi. 
I libri della serie Jane Austen Mysteries pubblicati finora nel nostro Paese sono otto (ne mancano ancora tre) e fino ad oggi il mio preferito è stato il primo, La disgrazia di Lady Scargrave. Dico fino ad oggi perché L'arcano di Penfolds Hall (in originale Jane and the Stillroom Maid), che ho finito stamattina, è stata una lettura davvero avvincente, impreziosita da un ritratto sociale di una vitalità fuori dal comune.
Questo episodio ambisce (come racconta la Prefazione, in cui l'autrice sostiene di aver ritrovato dei perduti diari di Jane) a spiegare l'attaccamento di Austen nei confronti della regione settentrionale del Derbyshire: la Pemberley di Orgoglio e pregiudizio si trova appunto lassù. L'omicidio sul quale la scrittrice si trova questa volta ad indagare avviene proprio in un angolo remoto di quella campagna selvaggia, e le sue conseguenza porteranno Jane addirittura a far visita alla sontuosa Chatsworth, dimora del Duca di Devonshire. 

Un'immagine della facciata di Chatsworth House
tratta da  http://it.wikipedia.org/wiki/Chatsworth_House

Chatsworth è il luogo cui molti studiosi austeniani ritengono la scrittrice si sia ispirata per immaginare Pemberley, la dimora di Mr Darcy, ed è anche il setting del film Pride and Prejudice diretto dall'ottimo regista Joe Wright nel 2005 (e del quale stiamo aspettando Anna Karenina). Barron ne parla così: "Le pecore si sparpagliarono all'appressarsi della vettura e la splendida facciata della casa si avvicinò, con le sue masse di finestre, il frontone adorno dello stemma dei Devonshire, le colonne ornate, le cornici delle finestre in pietra scolpita, e sull'ampio tetto una parata di urne e di statue provenienti da paesi antichi. Era un'immagine di eleganza e di buon gusto tale da rivaleggiare con tutto ciò che di più bello avessi mai visto."
La locandina di
La duchessa (2008)
Anche il riferimento alla famiglia del Duca di Devonshire contribuisce a rendere ancora più evocativo questo Arcano di Penfolds Hall: nel suo diario infatti Jane racconta di essere invitata a far visita nella magione poco tempo dopo la morte della formidabile Georgiana, Duchessa di Devonshire, un vero e proprio simbolo di una  femminilità del tutto nuova che illuminò l'epoca Regency come poche altre personalità. Georgiana, dalla cui biografia è stato tratto anche un film con Keira Knightley, fu una donna straordinaria, emblema della moda, attivista politica (sostenne con tutte le sue forze il candidato Whig Charles James Fox, portatore di un messaggio di rinnovamento che non riuscì a realizzare a causa della sua morte prematura), moglie sfortunatissima ma amata dal popolo come quasi nessun'altra nobildonna della storia. La sua più illustre discendente, tanto simile a lei per tanti di questi incredibili aspetti, è stata, non a caso, Lady Diana Spencer. 


16 settembre 2012

Murdoch Mysteries

Screenshot da  http://www.murdochmysteries.com/,
un sito che vale davvero la pena di visitare! 
Considerata la mia nota passione per i mysteries e le detective stories e il mio interesse per il passato (in particolare per quella lunga età che è stata il vittorianesimo), tra i miei serial preferiti non può non esserci I misteri di Murdoch, un telefilm a tinte gialle (già nel nome dell'eroe si intravvede la parola "murder") ambientato a Toronto negli ultimissimi anni del diciannovesimo secolo. La programmazione italiana (RaiTre) di Murdoch si è sempre limitata alle stagioni estive, ma non ha mai brillato per regolarità: gli episodi vengono continuamente trasferiti da un giorno all'altro e da un orario all'altro, e talvolta le stagioni sono state interrotte senza nemmeno essersi concluse (per fortuna esistono i DVD!). Peccato, perché credo che sia un serial di ottima qualità, con bravi attori, grande inventiva, accurata rappresentazione storica, tanta ironia (soprattutto nella trasposizione nel passato dei temi di tanti telefilm "moderni" come i vari CSI e NCIS, tutti concentrati sulle esperienze delle autopsie...). Oltre ai cammeo di importanti personalità culturali dell'epoca (H.G. Wells, Conan Doyle, Houdini, ...) l'aspetto più accattivante è la presentazione, in ogni episodio, di una scoperta scientifica che all'epoca della narrazione ha tutto il fascino della novità: una volta si tratta del telefono, un'altra degli studi paleontologici, un'altra degli esperimenti sulla corrente alternata di Nikola Tesla (che è anche un personaggio ricorrente), un'altra degli ascensori moderni, un'altra degli studi sulle trasfusioni di sangue, un'altra ancora dei raggi X. Per non parlare dei sogni ad occhi aperti nei quali il protagonista talvolta indugia, immaginando un mondo con le automobili e con "dispositivi talmente piccoli" da consentire all'uomo di tenere la conoscenza "sul palmo di una mano". Meravigliosa definizione dello smartphone!
Ebbene, i personaggi di questo telefilm (il detective William Murdoch, il medico legale Julia Ogden, l'agente George Crabtree e il riuscitissimo ispettore Thomas Brackenreid) sono il frutto della fantasia di una geniale romanziera, Maureen Jennings, della cui serie Murdoch Mysteries Books sono finalmente riuscita a procurarmi tutti e sette gli episodi: Except the Dying (1997), Under the Dragon's Tail (1998), Poor Tom is Cold (2001), Let Loose the Dogs (2003), Night's Child (2005), Vices of My Blood (2006), A Journeyman to Grief (2007). Non vedo l'ora di iniziare a leggerli, per vedere quanto il serial ne abbia tratto e quali siano le differenze più rilevanti. Ne avrete descrizione nei futuri post!




1 settembre 2012

La rivoluzione segreta

Non c'è regalo più bello, per chi come me si dedica alla scrittura, di quello che io ho ricevuto oggi. Un apprezzamento del proprio lavoro da parte di chi ama enormemente la letteratura, e ne sa parlare con cognizione, è una gratificazione indescrivibile!

Ecco la bellissima homepage di oggi del blog di Sylvia-66,
Un tè con Jane Austen

Oggi, sull'elegante e molto competente blog http://www.unteconjaneausten.com/ compare un post tutto dedicato al mio ebook, La rivoluzione segreta, di cui ho raccontato brevemente il giorno dopo la sua pubblicazione in http://ipsalegit.blogspot.it/2012/01/la-rivoluzione-segreta.html
La generosa autrice del blog, attentissima lettrice, ha proposto la lettura del mio ebook preparando un'intervista davvero puntuale, ben ideata e ben scritta alla quale ho risposto con tantissimo entusiasmo! 
E ricordate che se desiderate leggere la sinossi e/o acquistare La rivoluzione segreta potete cliccare QUI!!



30 agosto 2012

84 Charing Cross Road

Una dichiarazione d'amore ai libri. Questo è il capolavoro che ho letto negli ultimi due giorni, 84 Charing Cross Road di Helene Hanff. Se siete innamorati della lettura, se siete tra coloro che una volta entrati in libreria potreste non volerne più uscire, se nel vostro appartamento i libri nascondono le pareti, se a Natale regalate solo romanzi, se in pausa pranzo tirate fuori dalla borsa, insieme al panino e allo yogurt, anche un volumetto di poesia, questo è il libro che fa per voi. E non per essere una lettura momentanea, ma per entrarvi dentro il cuore e diventare il simbolo concreto della vostra passione. Perché questo libricino raccoglie tutto ciò che amiamo e che rimpiangiamo con nostalgia.
84 Charing Cross Road è una raccolta epistolare (vera) tra la sceneggiatrice americana Helene Hanff, di base a New York e poi a Hollywood, e la libreria di seconda mano Marks & Co. sita al numero 84 di Charing Cross a Londra. Le lettere, che solcarono l'Oceano per circa vent'anni, iniziano come comunicazioni commerciali legate agli acquisti di Helene (appassionata di libri antichi, purché a basso prezzo, data la sua non brillante situazione economica) e alle spedizioni curate dal libraio Frank Doel, ma si evolvono nel tempo spostandosi in ambiti sempre più personali, per trattare non più (o non solo) di questo o quel volume, ma della bellezza dei libri in generale, dell'incantesimo che sprigionano, dei messaggi cifrati dalle emozioni che essi contengono quando sono già stati posseduti e letti da qualcun altro. 
Il bellissimo risguardo della mia edizione Penguin
All'inizio dello scambio epistolare l'Inghilterra è rappresentata in tutta l'eroicità della sopravvivenza alla seconda guerra mondiale: sono gli anni Cinquanta, e i destinatari delle lettere di Helene vivono una quotidianità misurata e soppesata dal razionamento. I regali che l'americana invia loro, a testimonianza della gratitudine per il lavoro svolto per lei dagli impiegati di Marks & Co., sono uova in polvere, carne, calze di nylon: ed essi rispondono con edizioni pregiate di volumi di seconda mano riemersi dal passato, che nessuno più di Helene saprebbe apprezzare ed amare. Ella scrive il 12 dicembre 1952: "La Book-Lovers' Anthology [Antologia degli amanti dei libri] è uscita fuori dalla carta che l'avvolgeva, nella sua pelle lavorata a sbalzo d'oro e le sue pagine con la punta dorata, senz'altro il libro più bello che possiedo inclusa la prima edizione del Newman. Sembra troppo nuovo e incontaminato per essere stato letto da qualcun altro, ma lo è stato: continua ad aprirsi sui brani più dilettevoli, come se il fantasma del suo primo possessore mi indicasse le cose che non ho mai letto prima."
Ricorrente nelle lettere è il desiderio, da parte di tutti gli scriventi, che Helene possa presto recarsi personalmente alla libreria. Il viaggio in Inghilterra, però, viene rimandato per motivi di lavoro, di traslochi e di carenza economica, e il destino non consentirà ad Helene di conoscere Frank, il libraio che ha riempito la sua vita di bellezza. La lettera in cui la moglie di lui la informa della sua morte, pur conservando la perfezione della scrittura e dei toni squisitamente British (davvero esemplari, rare perle di delizia stilistica; se sapete leggere in inglese, scegliete la versione originale del libro!), fa salire un pizzicore agli occhi....
Insomma, se sul vostro scaffale dei "classici indimenticabili" è rimasto un posticino, anche minimo, riempitelo con 84 Charing Cross Road. Amerete leggerlo e rileggerlo, sottolinearlo e segnare le pagine più belle. E Frank Doel diventerà anche un vostro amico.

P.S. alle mie lettrici Janeites dedico questa citazione da una lettera di Helene:
"You'll be fascinated to learn (from me that hates novels) that I finally got around to Jane Austen and went out of my mind over Pride & Prejudice which I can't bring myself to take back to the library till you find me a copy of my own."