21 febbraio 2011

Principessa Casamassima

Questo romanzo di James, pubblicato nel 1886, ha per protagonista Hyacinth Robinson, un giovane e povero rilegatore londinese che per la prima parte della storia vediamo gradatamente infervorarsi per il progetto di una insurrezione anti-borghese. Estremamente fervida è la narrazione dei suoi crescenti sentimenti di rivalsa sociale; nei suoi incontri con il rivoluzionario Paul Muniment, e durante la fatidica riunione nella quale promette la vita per la causa, Hyacinth appare come un eroe della democrazia, una guida per gli oppressi, l'incarnazione di un ideale di fratellanza e di equità. E' l'incontro con la Principessa Casamassima, altolocata partecipe del complotto, a sconvolgere i principi del giovane e a cambiare le sorti della storia. Conoscendo la nobildonna, ma soprattutto intraprendendo un viaggio sul Continente che lo porta a Parigi e a Venezia, Hyacinth scopre l'altra parte della propria identità, ossia quella nobile e innamorata dell'arte, che gli impedisce di proseguire il cammino verso la distruzione della grandeur della civiltà (borghese) in cui si è trovato a vivere. Tornato in Inghilterra, egli vive la perdita dell'innocenza scoprendo che la Principessa, suo proprio ideale di purezza e di giustizia, è una persona più fredda, più interessata, meno spirituale di quanto l'avesse creduta; e conclude la storia con l'unico gesto possibile per uscire invitto dalla dolorosa guerra in corso fra le due contrastanti parti di sé. 


19 febbraio 2011

Storie di rivolte e di insurrezioni

Il romanzo di Eco si sta facendo più interessante. Sono nel bel mezzo del capitolo dedicato alla spedizione dei Mille in Sicilia, e l'atmosfera della lettura si fa esaltante, specie dopo l'intervento di Benigni sull'inno di Mameli (giovedì 17). L'Unità d'Italia, di cui tornerò a parlare appena scatterà il mese di marzo - mese dei festeggiamenti - è stata un movimento di insurrezione nei confronti degli invasori che dovrebbe dare orgoglio alla nazione. Il Risorgimento ha avuto espressioni di trionfalismo, di sacrificio, di alta strategia politica, di compromessi, di complotti, di accordi e di interessi poco chiari... ma è stato soprattutto la manifestazione della forza della rivalsa, dell'indipendenza, dell'intelligenza di tante migliaia di giovani disposti a tutto (siam pronti alla morte) pur di lasciare ai loro figli una patria pienamente libera. 
Vorrei preparare il percorso verso dei post dedicati solo all'Italia scrivendo in generale di libri dedicati alle rivolte e alle insurrezioni, pianificate, realizzate o solo immaginate. Il primo che mi viene in mente è Principessa Casamassima di Henry James, che ho già citato nel post su Londra.

18 febbraio 2011

E a proposito di caffè...

Sto leggendo Il cimitero di Praga di Umberto Eco. Molto raffinato, molto intenso nella sua manifestazione dell'odio (tanto che a volte diventa davvero inquietante), il romanzo si sofferma spesso a raccontare, ad evocare, cibi e bevande che rappresentano di volta in volta i vizi e le virtù del popolo italiano di fine Ottocento. Il narratore abita a Torino, e così descrive uno dei suoi appuntamenti preferiti: "[...] mi recavo al Caffè al Bicerin, vicino alla Consolata, a prendere quel bicchiere con protezione e manico di metallo, odoroso di latte, cacao, caffè e altri aromi. Non sapevo ancora che del bicerin avrebbe scritto persino Alexandre Dumas, uno dei miei eroi [...], ma nel corso di non più di due o tre scorribande in quel luogo magico avevo appreso tutto su quel nettare, che derivava dalla bavareisa anche se, mentre nella bavareisa latte caffè e cioccolata sono mescolati, nel bicerin restano separati in tre strati (tenuti caldi) [...].

15 febbraio 2011

Ci vuole solo un istante

Il fumo, a volute sottili, s’inerpica lungo la carta da parati, che è qui e là intatta, qui e là tormentata da troppi anni di riscaldamento artificiale. L’inverno quest’anno è arrivato presto, e anche se è solo la fine d’ottobre il termosifone è già rovente, e appanna i vetri carichi di gocce di pioggia. La casa è vuota, nella penombra della sera che avanza da lontano: dalla porta del bagno, che hanno lasciata aperta, si espande il suono bolso di una lavatrice. Ovunque è quiete e grigiore.
E poi, d’un tratto, si spalanca nell’ingresso un fascio di vita, e due gambe ben tornite, calzate di azzurro cielo, entrano in scena: incespicano sull’orlo del tappeto, recuperano con un saltello, si incrociano, resistono, frenano a piedi uniti. Frana sul pavimento una cascata di buste giallognole, che ridanciane sparpagliano per ogni dove i loro tesori: le gambe del sedano altero, le frivole carote, il radicchio dal cipiglio arcigno, le cipolle allegre, due fiacche melanzane, e il capocomico: il peperone giallo. Le gambe azzurre sono impazienti: si piegano sulle ginocchia e lasciano il primo piano a due mani grandi, bianche, incise da ramoscelli di vene di lillà. Ci vuole solo un istante perché tutto sia raccattato e traslocato sopra il tavolo. Parte una canzone: la radio si schiarisce la voce e un fluido di note libere riempie lo spazio della casa, che ora è fulgida di colori, densa di vapore umano, distratta dalle sue inquietudini e dal tossire asmatico della vecchia lavatrice.
La cucina è l’incanto di una strega: troneggia la pentola panciuta sopra il timido fuoco, e borbottano le sue acque perigliose: una padella scarlatta sfrigola pettegola, ammiccando al pesciolino d’argento che con l’occhio sbarrato dal terrore aspetta nel lavandino l’ora della sua terribile fine. Si destano le verdure dalla loro quiete apparente, si guardano intorno, trasecolano alla vista del coltellaccio, e tutto darebbero per sfuggire al bagliore della sua lama; ma Gambe Azzurre non dà tregua: ci vuole solo un istante, e le protagoniste sono già scomparse, trafitte, sfumate in un fiume di colori a pezzettini, come un arlecchino stracco, rassegnato a sfociare nel gran mare salato della pentola bollente.
Ci vuole solo un istante: e la cena è servita.

14 febbraio 2011

Libri da mangiare

Oggi voglio deviare il mio percorso dai luoghi della lettura ai suoi sapori. Mangiando un piccolo ma intenso tartufo al cioccolato e nocciole (regalo di San Valentino) mi sono venuti in mente quei libri che si dedicano all'esplorazione del gusto e che fanno delle loro storie il naturale contorno alla rappresentazione delle delizie del palato. Uno di questi, breve, talvolta ridondante, ma infine molto goloso, è Estasi culinarie di Muriel Barbery. Cito un passo che ho letto proprio stamattina, una specie di apologia del pomodoro: "Il pomodoro crudo, divorato appena colto in giardino, è la cornucopia delle sensazioni semplici, una cascata che sciama in bocca riunendo ogni piacere." Barbery è naturalmente l'autrice di L'eleganza del riccio, nel quale compare invece un elegantissimo encomio del tè: "Scende il silenzio, fuori si ode il vento che soffia, le foglie autunnali stormiscono e volano via, il gatto dorme in una calda luce. E, ad ogni sorso, il tempo si sublima." Ritornando al cioccolato, la prima lettura a cui penso è Chocolat di Joanne Harris, ma è giusto citare anche La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl. La pregnante armonia del vino e il suo ancestrale rituale di produzione sono il soggetto di Blackberry vine (Vino, patate e mele rosse) di Joanne Harris, Un'ottima annata di Peter Mayle, e L'irresistibile eredità di Wilberforce di Paul Torday. Di altre varietà di cibo raccontano La scuola degli ingredienti segreti di Erica Bauermeister, Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford, Julie & Julia di Julie Powell, Afrodita di Isabel Allende, Cinque quarti d'arancia, ancora di Joanne Harris. Da non dimenticare, anche se non è un romanzo, le Misticanze del professor Beccaria, e da non trascurare anche quei passi veloci, ma ricchissimi di sapore, che condiscono i grandi romanzi della letteratura. Penso ad Anna Karenina, o, con ancora maggiore e dolce nostalgia, alla magnifica colazione di Natale all'apertura di Piccole donne.

13 febbraio 2011

Londra luogo della poesia

Composed upon Westminster Bridge, September 3, 1802

Earth hath not anything to show more fair:
Claude Monet, The Thames at Westminster, 1871
Oil on canvas. National Gallery, London, UK. 
Dull would he be of soul who could pass by
A sight so touching in its majesty:
This City now doth, like a garment, wear
The beauty of the morning; silent, bare,
Ships, towers, domes, theatres and temples lie
Open unto the fields, and to the sky;
All bright and glittering in the smokeless air.

Never did sun more beautifully steep
In his first splendor, valley, rock, or hill;
Ne'er saw I, never felt, a calm so deep!
The river glideth at his own sweet will:
Dear God! The very houses seem asleep;
And all that mighty heart is lying still!

              William Wordsworth

11 febbraio 2011

Il luogo del racconto: Londra/2

Per dire la verità non è facile svolgere una ricerca sistematica su un argomento così vario. Il problema è, che per quanto Internet sia sempre una valida fonte di informazioni, e per quanto leggere sia fra le cose che amo di più, troppi libri che la Rete mi assicura essere ambientati a Londra non sono mai finiti nella mia biblioteca (o nel mio Kindle), e mi è difficile sceglierne alcuni da citare qui. I vari cataloghi librari però mi hanno restituito, oltre ai titoli che ho nominato nel post precedente, e ad altri libri che ho letto ma che non mi hanno particolarmente entusiasmata (talvolta sono dei capolavori - vedi Saturday di McEwan, ma della sua penna ho senz'altro preferito Espiazione) altri romanzi che potrebbero meritare di essere acquistati. Tra questi 84 Charing Cross Road di Helene Hanff, storia di una corrispondenza epistolare tra due amanti della letteratura. Devo procurarmelo per forza, così come sto cercando l'occasione giusta per la spesa folle di La grande storia del Tamigi di Peter Ackroyd, e vorrei anche immergermi nella grande storia della città di Edward Rutherfurd, London, The Novel, appunto.