19 gennaio 2011

La montagna incantata

A proposito di perturbante bianchezza, ovvero di quell'assenza di colore la cui magnificenza si avvicina alla nozione del sublime di Edmund Burke ("l'orrendo che affascina"), ricordo la passeggiata nella neve di Hans Castorp nella Montagna incantata (solo di recente, nell'ultima traduzione italiana - dei Meridiani - pubblicata lo scorso novembre, l'aggettivo originale "Zauber" è stato trasformato dal tradizionale "Incantata" a "Magica", in riferimento ad una citazione da Nietzsche). 
In questo lungo brano, la montagna ingombra di neve è descritta come immersa in un "silenzio di morte", un "silenzio [...] assoluto e perfetto, una quiete ovattata, ignota, mai avvertita, senza riscontri possibili." Il mondo tutto bianco, privo di riferimenti alla percezione, emana "sensazioni di una quieta elementarità minacciosa, [...] di una indifferenza mortale."
E così dai fantasmi di James, passando per la balena di Melville, siamo approdati alla montagna di Mann.
Ma quali altri colori si sono fatti protagonisti della storia della letteratura? E quali sensazioni hanno suscitato nei loro autori-pittori... e soprattutto nei loro lettori?

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