18 febbraio 2013

Leggere Roma


Castel Sant'Angelo. Foto di Mara Barbuni (2013)
Le mie passeggiate romane durante le vacanze di Carnevale (ah, il vantaggio di essere insegnanti!) mi hanno restituito il ricordo di tante piacevolissime letture legate alla città. Mi è sembrato di incontrare la Daisy Miller di Henry James tra i fasti di Piazza Navona; di udire i versi dell’imperatore Adriano (“Animula vagula blandula…”) sfuggire dalle pietre del suo mausoleo (Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar); di imbattermi in John Keats e Percy Shelley sulla soglia della loro casa in Piazza di Spagna; di scorgere Andrea Sperelli (Il piacere, Gabriele D’Annunzio) fra le fronde del parco di Villa Borghese; di ascoltare le declamazioni di Marco Antonio (Giulio Cesare, Shakespeare) sulle tribune del foro. 
La cappella Chigi in Santa Maria del Popolo.
Foto di Mara Barbuni
Un’intera splendida giornata di sole è stata poi dedicata ad una camminata particolare, ispirata alla lettura di un best seller che, se di valore letterario non ha quasi nulla, è molto suggestivo proprio nella rappresentazione dei suoi luoghi. Si tratta di Angeli e demoni, romanzo di Dan Brown. Organizzare una passeggiata che ripercorra la frenetica corsa di Robert Langdon (che nel libro tenta di salvare la vita a dei cardinali papabili rapiti proprio alla vigilia del conclave) porta alla scoperta di veri e propri tesori, che possono rimanere sconosciuti a chi visiti Roma con l’intento del semplice turista. Se infatti Piazza San Pietro, il Pantheon e la Fontana dei Quattro Fiumi sono mete scontate, la contemplazione della Cappella Chigi di Raffaello (un capolavoro di simbologia) dentro Santa Maria del Popolo e la salita a Castel Sant’Angelo sono esperienze da non perdere, e che personalmente non avevo avuto l’occasione di fare nel corso delle mie visite precedenti. L’ascesa dalle grotte di epoca adrianea alle stanze papali con i solenni affreschi di Raffaello e ancora più su alla terrazza dell’Angelo di bronzo che rinfodera la spada è un percorso di progressione dalle tenebre alla luce che lascia senza fiato. 
Panorama dalla terrazza di Castel Sant'Angelo. Foto di Mara Barbuni 
Le merlature superiori aprono la vista all’intera distesa della città contornata dai profili delle azzurre alture distanti, e da lassù si riconoscono tutti i monumenti più caratteristici dell’Urbe: il Colosseo, l’Altare della Patria, la cupola del Pantheon, il Quirinale, e infine i contorni della Cupola di San Pietro. Guardando verso il basso, il Tevere scorre lento sotto le arcate del ponte sorvegliato dai giganteschi angeli di pietra del Bernini, e a destra si intravvede il celebre Passetto di Borgo, il camminamento rialzato che in tante occasioni servì ai pontefici per rifugiarsi in segreto e al sicuro tra le mura della fortezza (fu utilizzato ad esempio da papa Alessandro VI Borgia durante l’invasione delle truppe di Carlo VIII nel 1494 e da Clemente VII all’arrivo dei Lanzichenecchi nel 1527). 
La Fontana dei Quattro Fiumi (G.L. Bernini)
in Piazza Navona. Foto di Mara Barbuni
Un libro interessantissimo che, pur non essendo una guida, potrebbe accompagnare una visita un po’ originale alla capitale è I segreti del Vaticano di Corrado Augias. Il giornalista romano è una delle menti più argute e lucide del nostro tempo, e in questo volume s’inoltra nelle vicende più o meno edificanti dei protagonisti della storia vaticana. Si spazia dal Novecento del terrorismo e delle dittature al Duemila di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; dalla Sistina di Michelangelo al Colonnato del Bernini; da Nerone all’Opus Dei. Un capitolo affascinante è dedicato alla storia dei Templari, che tanti pseudo-documentari televisivi hanno ridotto a una sciocca leggenda di sapore paranormale e che invece è stata un passo fenomenale e drammatico dell’esistenza della Chiesa. Assurti a mito, questi guerrieri crociati dalle immense ricchezze hanno guadagnato un posto di rilievo nella lunga tradizione epica cavalleresca che da Re Artù è arrivata fino ai nostri giorni (vedi Il Codice Da Vinci dello stesso furbissimo Dan Brown). I misteri legati agli immensi tesori dei Templari, ai loro riti mistici, alla loro tragica umiliazione e alla loro morte, ai segreti connessi a una supposta discendenza di Gesù, al Graal e a tutte le altre moltiplicate leggende che lo circondano, sono parte non piccola della storia dei papi e della cristianità. Un saggio veramente interessante per chi fosse affascinato da questo mito è Il Santo Graal. Una catena di misteri lunga duemila anni di Michael Baigent, Richard Leigh ed Henry Lincoln, disponibile in una bellissima edizione illustrata (Mondadori). Il volume è basato su ricerche piuttosto attente che partono dai misteri di Rennes-le-Chàteau in Provenza (altro luogo suggestivo a questo proposito, dove si dice approdò Maria Maddalena dopo la morte di Cristo sulla croce; da non perdere la chiesa di Saintes-Maries-de-la-Mer); ma com’è ovvio credere ai suoi esiti richiede una qualche sospensione del giudizio…. Perché come scrive lo stesso Augias, “il fascino romantico di storie come queste sta proprio nelle ombre di cui sono intessute, in cui nessuna luce potrà mai penetrare”.

4 febbraio 2013

Effie. Storia di uno scandalo


In copertina, il ritratto
della sorella di Effie
ad opera di J.E. Millais
Com’è difficile stare lontana dal mio blog! Ma in queste settimane gli impegni della scuola e del mio corso di abilitazione all’insegnamento mi stanno portando via tutto il tempo e le energie… Stamattina però mi dedico subito subito ad Ipsa Legit, prima che le dispense di “Progettazione didattica e formativa”, la lezione da preparare in PowerPoint per domani, e i misteri della creazione di un Digital Story Telling mi rubino l’ispirazione per scrivere. 
Come vi anticipavo qualche giorno fa, sto leggendo Effie. Storia di uno scandalo di Suzanne Fagence Cooper (lo sto leggendo in inglese, in italiano è stato pubblicato da Neri Pozza). È la storia, intensa e dolorosa, di Euphemia, moglie dell’egregio John Ruskin – il maggior critico d’arte britannico, emblema del vittorianesimo. L’autrice del romanzo fa riferimento a lettere originali per ricostruire le amare vicende del matrimonio tra il grande intellettuale e la splendida ragazza e con la sua scrittura davvero pregevole ci restituisce la personalità concreta di Effie, che incontriamo come se fosse una persona reale, e tutta l’enormità della sofferenza che dovette sopportare. Lo scandalo che investì Londra quando ella, raro esempio di donna vittoriana che si ribellò ad un destino di sottomissione, lasciò il marito perché John non aveva voluto consumare il matrimonio, è solo una parte di questa storia, che approfondisce invece molto bene la dimensione emotiva (e psicosomatica: insonnie, tic nervosi, tremori, emicranie) del dolore di Effie e dei suoi familiari, dei suoi amici e dei suoi tanti innamorati – compreso il secondo marito, lo straordinario pittore John Everett Millais. La crudeltà cui Ruskin sottopose la sua giovane moglie si realizzò innanzitutto nel rifiuto fisico, poi nel preferire alla sua compagnia quella della propria madre e del proprio padre, poi nel costringerla a frequentare il “bel mondo” in completa solitudine e dunque senza la protezione necessaria, e infine nell’asserire che “his marriage was the greatest crime he had ever committed in acting in opposition to his parents” [quel matrimonio era stato il peggior crimine che avesse mai commesso agendo in opposizione alla volontà dei suoi genitori]. E tale crudeltà raggiunse il culmine della pericolosità quando egli, ormai probabilmente deciso a liberarsi di lei, avendo notato la simpatia che legava Effie al suo giovane protetto Millais, fece in modo che i due trascorressero insieme il maggior tempo possibile, sperando che la moglie cadesse in tentazione. Ella invece resistette, e fu Ruskin a dover pagare il conto davanti agli occhi (e alle voci) dei londinesi bramosi di pettegolezzi. 

John Everett Millais, Spring, or Apple Blossom, 1859, National Museums Liverpool
Nonostante questa attenzione, ottimamente resa grazie una scrittura elegante e limpida, al mondo interiore di tali grandi personaggi della storia inglese di metà Ottocento, io trovo che il successo del romanzo di Cooper stia nella rappresentazione della scena vittoriana. Sfogliando le sue pagine ci troviamo del tutto immersi in quel mondo opulento, e disorientati dai suoi vividissimi contrasti. Grazie ad Effie entriamo dalla porta principale nella rutilante Londra dell’Esposizione Universale, in un tripudio di feste, di strascichi, di salotti, di suppellettili preziose, di frequentazioni celebri (Effie fu compagna di scuola di Elizabeth Gaskell e amica di vere personalità come Rawdon Brown), di conversazioni edotte, di viaggi in Italia. “We can look over Effie’s shoulder as she stands at her open window on Twelfth Night 1850, watching as Venice is transformed by snow. Across the lagoon, San Giorgio Maggiore stands clean and cold, a silhouette against the storm clouds. Effie pulls her blue velvet jacket over her shoulders” [Possiamo guardare da sopra la spalla di Effie, mentre ella sta davanti alla finestra aperta il giorno dell'Epifania del 1850, a guardare Venezia transfigurata dalla neve. Oltre la laguna, San Giorgio Maggiore si staglia limpida e fredda, solo un profilo contro le nuvole gonfie di tempesta. Effie si copre le spalle con la sua mantella di velluto blu]. Il ritorno dell’immagine delle spalle di Effie, che conferisce una sottile circolarità a questo breve passo, si sposa stilisticamente con la citazione della ricchezza del velluto blu e con la descrizione di una Venezia pura, algida, innevata e minacciata dalla tempesta, che ha un altissimo valore simbolico.
John Everett Millais, Ophelia
1852, Tate Gallery
La forza pittorica di questo libro sta non solo nel suo talento icastico ma anche e soprattutto nella sua rievocazione dell’ambiente artistico in cui Effie si ritrovò a vivere. Ella fu dapprima moglie di un critico d’arte (che anche grazie a Stones of Venice assurse a fama internazionale e divenne una sorta di “vate” della fruizione artistica di tardo Ottocento) e poi di un pittore, per il quale posò molto frequentemente. John Everett Millais (autore del conosciutissimo Ophelia), conciliò nella propria carriera l’appartenenza alla Confraternita dei Preraffaelliti di Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hunt e Edward Burne-Jones, e l’ambizione della Royal Academy. È grazie ad Everett Millais che ci rimangono i ritratti di alcuni fra fra i campioni della sua epoca (non solo Ruskin, ma Tennyson, Darwin, Gladstone e il Cardinale John Henry Newman) e l’intensa rappresentazione degli ambienti vittoriani che Effie frequentò per tutta la vita – atmosfere dense di colore, di nostalgia per un passato e una purezza perduti, di dolorose costrizioni fisiche ed emotive, di dubbi devastanti sulla natura dell’essere umano, malinconicamente solo sulla brillante scena di una nazione in trionfo.

28 gennaio 2013

200 anni di Orgoglio e Pregiudizio



E siamo arrivati al grande evento. Duecento lunghi anni sono passati da quando Orgoglio e pregiudizio (“il mio adorato bambino", lo definì Jane Austen) fu pubblicato a Londra il 28 gennaio 1813. Duecento anni di mutamenti, di guerre e di trattati di pace, di innovazioni scientifiche, di viaggi di scoperta, di passaggi dalla carrozza all’auto elettrica, dalla posta da un penny all’email, dalla servetta alla lavastoviglie, dal ragazzo di corsa con un messaggio chiuso nella giubba a WhatsApp. Ma Orgoglio e pregiudizio è rimasto ciò che era: un capolavoro. Milioni, miliardi di lettori ne hanno sfogliato le pagine perdendosi nella rumorose ciarle di Mrs Bennet e nella malia di Elizabeth, e molti di loro non hanno saputo fare a mano di comprare nuove edizioni e di rileggerlo con costanza, quasi con ritualità. I film, i blog, i sequel e i prequel, i riadattamenti, le opere critiche, gli audiolibri sono tutte creature di quel caro bambino che due secoli fa attraversò tutto solo l’Inghilterra meridionale partendo dalla capitale fino ad essere recapitato sul tavolino di un cottage a Chawton, nell’Hampshire. Chissà se anche Jane Austen, riprendendolo fra le mani, si soffermò sulle stesse frasi che oggi tanti lettori semplicemente memorizzano, lasciandosi da esse influenzare, divertire e consolare:
“Sono poche le persone che amo davvero, e ancora meno quelle che stimo. Più conosco il mondo, più ne sono insoddisfatta.”
“Voi non potete sentirvi davvero così fortemente attaccata a un luogo. Voi non potete voler restare sempre a Longbourn.”
“Fu una riflessione fortunata; la salvò da qualcosa di molto simile al rimpianto.”
“E mai come adesso aveva sentito con la stessa chiarezza che avrebbe potuto amarlo, quando l’amore ormai era inutile.”

(le traduzioni sono di Giuseppe Ierolli,  http://www.jausten.it/)

E sono decine e decine i passaggi che ogni amante di Pride and Predjudice ha trascritto nei proprio quaderni, fatto stampare sulla tazza da tè preferita e sottolineato sulla propria versione ebook del romanzo. Per averne un solo esempio, andate a visitare il Gruppo di Lettura che ha deliziato le ultime settimane sul blog Un tè con Jane Austen.
E per celebrare questo giorno così importante, passate sul sito http://www.prideandprejudice200.org.uk/ (in inglese), una raccolta degli eventi che allieteranno l’intero 2013, e nella giornata di oggi, dalle 11 del mattino alle 11 di questa sera (ora di Greenwich, naturalmente...) ascoltate il Readathon in corso su http://www.janeausten.co.uk/janeaustenreadathon/ Sentirete tante e tante voci che per 12 ore leggeranno Pride and Prejudice ricordandoci, ad ogni singola parola, la sua immensa bellezza. 


23 gennaio 2013

Il seggio vacante


In questi ultimi tempi ho poco tempo per qualsiasi cosa, e contrariamente al solito persino la lettura ne sta risentendo. Questo terribile corso di abilitazione all’insegnamento mi sta prosciugando di ogni energia, e la cosa peggiore è che mi allontana dalla libreria e persino dal mio blog. In questo post voglio quindi riassumere un’esperienza di lettura terminata già da un pezzo, mentre nel prossimo intendo concedermi un attimo di pura soddisfazione nel commentare il libro che in queste sere allieta quei pochi minuti di letterale sopravvivenza che mi separano dal sonno dei giusti. 
Veniamo al dunque. Ho terminato il primo romanzo non per ragazzi di J.K. Rowling, l’universalmente acclamata mamma di Harry Potter. Vi è mai capitato di entrare in un libro che non vi piace ma che non riuscite ad abbandonare? È stato il caso di Il seggio vacante, un racconto che non mi è piaciuto a causa dei suoi contenuti ma che è stato impossibile interrompere perché la scrittura è indubbiamente di altissimo livello. Non mi sono mai inoltrata nelle mostruose (nel senso latino di “prodigiose”) atmosfere di Harry Potter, e la sapienza stilistica di Rowling mi ha davvero sorpresa e avvinta. La storia, però, concentrata sulle vicende di una (antonomastica?) piccola cittadina inglese sconvolta dall’improvvisa morte di uno dei consiglieri comunali, è un ritratto che definire cinico sarebbe un eufemismo. Il racconto abbonda di cattivi sentimenti, gli adulti sono tutti ambizione e frustrazione e gli adolescenti sono ritratti come piccole bestie dominate solo dagli istinti. Poco spazio è lasciato alla speranza. La crudeltà, l’interesse, il pregiudizio, il bullismo, la pura cattiveria e infine la disperazione sono gli ingredienti di questo libro. Dipingono essi fedelmente la realtà? Potrebbe essere. I cittadini rappresentativi di un villaggetto di campagna sono tutti boriosi e razzisti, le donne sono tutte tormentate da un senso di fallimento, i ragazzi sono tutti ferocemente antiromantici? Potrebbe essere. Se così è, Il seggio vacante è un’immagine perfetta e ottimamente strutturata della quotidianità dei nostri giorni (che non ha niente a che fare, dunque, con i paesaggi sociali dell’Ispettore Barnaby…). E se così è, c’è davvero bisogno di un best-seller per aprirci gli occhi su questa realtà?

16 gennaio 2013

Auguri a tutti i custodi del libro!


Buon compleanno a Ipsa Legit!


L’avventura iniziata due anni fa mi lega sempre di più a sé e a voi, cari lettori. Dopo tanti mesi, tanti post e tanti libri letti mi sento di non riuscire più ad aprire un romanzo o una raccolta poetica senza cercarvi qualcosa, un suggerimento, un guizzo, una luce, da poter condividere con tutti voi.
Al GiveAway ideato per festeggiare questa ricorrenza avete partecipato con un affetto che non mi aspettavo, e vi ringrazio di cuore. Ne sono uscite idee straordinarie, che hanno rievocato i grandi classici ma hanno anche proposto libri insoliti, dei quali abbiamo sempre bisogno.
Ho raccolto tutte le vostre segnalazioni, ho elencato i vostri nomi ed ecco la classifica finale (ottenuta mediante estrazione casuale sul sito Random.org):


La vincitrice è Soror Saudade!
Complimenti carissima, ti contatterò immediatamente in privato per avere i tuoi dati e inviarti il premio in palio, I custodi del libro di Geraldine Brooks.
Spero sarà per te una lettura piena di sogno….
Grazie ancora a tutti voi e in bocca al lupo per i futuri GiveAway! 



7 gennaio 2013

Birthday Giveaway!


In occasione del secondo compleanno di Ipsa Legit - il prossimo 16 gennaio - ho in mente uno specialissimo

Giveaway!!

Per tutti i miei lettori – quelli della prima ora, quelli che commentano sempre e quelli che leggono solamente, per chi aspetta gli aggiornamenti sulla pagina Facebook, per chi conosce questo blog solo da pochi giorni e per chi sta pensando di iscriversi… – questo post è dedicato a voi tutti!


In palio c'è un libro che ho molto amato, I custodi del libro di Geraldine Brooks, edizioni Neri Pozza. Per partecipare dovete solo rispettare queste due condizioni:
1) Lasciate un commento a questo post rispondendo alla seguente domanda. Se un terribile giorno, in una distopica realtà (stile Farenheit 451), tutti i libri fossero destinati a scomparire… di quale di essi vi fareste i “custodi”? Quale romanzo, o saggio, o raccolta poetica, dovrebbe essere salvato per essere consegnato intatto alla futura umanità?
2)  Condividete sul vostro blog o sulla vostra pagina Facebook il link a questo post invitando i vostri amici a partecipare! Potrebbe uscirne una discussione molto interessante : )

Potete partecipare entro il 15 gennaio. Il giorno successivo verrà estratto a sorte il vincitore, che poi contatterò per potergli/le inviare a casa il premio.

Non mancate! 

Trovate la sinossi e le critiche a questo meraviglioso romanzo cliccando su questo link.

2 gennaio 2013

Happy new year!

Un buon anno a tutti voi! Il mio augurio, a voi che siete entrati nel piccolo mondo di Ipsa Legit, è che in questo 2013 alla gioia e alle gratificazioni di ogni giorno si aggiungano anche delle splendide letture…


Foto di Mara Barbuni


Questo mese di gennaio ha una grande importanza: il prossimo 16 è il secondo compleanno di questo blog, e sto pensando a un modo carino di festeggiarlo, ma soprattutto il giorno 28 è una data eccezionale, unica, di incommensurabile valore storico e letterario. Il 28 gennaio infatti si festeggiano i 200 anni dalla pubblicazione di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, e tutto il mondo – me compresa – si stanno organizzando per onorare al meglio questa celebrazione. Non mancate di passare di qua quel giorno! : )
Poiché il passaggio da un vecchio anno al nuovo è tempo di bilanci e di propositi, vediamo un po’ cosa ho combinato in biblioteca/libreria/Internet/Kindle nel corso del 2012….
Su Ipsa Legit ho aggiunto una pagina di cucina (Dolcezze da lettori), e ho creato un collegamento alla mia pagina di aNobii – un social network che ho scoperto nel corso dell’anno, e che mi è sembrato un modo intelligente di “sentirsi lettori”, anche se non ho ancora avuto il tempo di sfruttarla pienamente. Ho inoltre aperto la pagina Facebook del blog, passate a cliccare “mi piace”, se ancora non ne avete avuta l’occasione!
Ho pubblicato online il mio primo romanzo La rivoluzione segreta, che ha persino dato (nella misura di qualche monetina) i suoi – spero primi! – proventi nel mercato delle pubblicazioni su internet.
Ho letto: Alla tavola di Virginia Woolf di Elisabetta Chicco Vitzizzai, Gli ingredienti segreti dell’amore di Nicolas Barreau, Il nostro comune amico di Charles Dickens, Pienezza di vita di Edith Wharton, Il libro segreto di Shakespeare di John Underwood, Il linguaggio dei fiori di Vanessa Diffenbaugh, Il giardino bianco di Stephanie Barron, La buona società di Amor Towles (non finito), Divisadero di Michael Ondatjee, Jane e il prigioniero di Wool House di Stephanie Barron, Romancing Miss Bronte di Juliet Gael, Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim, La torre dei sussurri di Oliver Blays, The Last Letter from your Lover di Jojo Moyes, Dai diamanti non nasce niente di Serena Dandini, 84 Charing Cross Road di Helene Hanff, Colazione da Darcy di Ali McNamara, The Lake of Dreams di Kim Edwards, Il quadro che uccide di Iain Pears, Jane e l’arcano di Pensfold Hall di Stephanie Barron, Il giardino degli incontri segreti di Lucinda Riley, Confessions of a Jane Austen Addict di Louise Viera Rigley, The Secret Keeper di Kate Morton, La caduta dei giganti di Ken Follett, Death Comes to Pemberley (seconda volta) di P.D. James, e infine mi sono fatta traghettare al 2013 da Orgoglio e pregiudizio (ennesima volta) per partecipare al gruppo di lettura in corso sul blog Un tè con Jane Austen. Questo capolavoro l’ho anche ascoltato in una forma un po’ speciale di audiolibro, scaricato dal sito LibriVivi, che propone libri e adattamenti dei grandi classici letti – e quasi recitati – a più voci dai grandi doppiatori italiani. A proposito di audiolibri, per Natale ho ascoltato Little Women, prodotto gratuito della University of South Florida, della cui serie ho scaricato su iPhone anche The Age of Innocence di Edith Wharton.
In questo momento l’avventura del TFA (entro quest’anno dovrei diventare un’insegnante abilitata!) mi sta togliendo spazio e tempo alle letture di piacere, ma per l’anno che verrà, ovvero che ha appena fatto capolino alla porta, ho un grande progetto da realizzare (ma ve ne parlerò solo a cose fatte), sono in attesa di una consegna (questa settimana devono arrivare gli altri due fumetti Marvel dedicati a Jane Austen, Emma e Sense and SensibilityPride and Prejudice e Northanger Abbey sono già sullo scaffale), devo ingranare con Il seggio vacante di J.K. Rowling, e mi aspettano romanzi come Effie di Suzanne Fagence Cooper (è la storia della moglie di John Ruskin: in Italia Neri Pozza ha intitolato il libro Effie. Storia di uno scandalo), The Guernsay Literary Society di Mary Ann Shaffer (La società letteraria di Guernsay, Sonzogno), London di Edward Rutherford, The Glass Room di Simon Mawer (La casa di vetro, Neri Pozza), Clara and Mr. Tiffany di Susan Vreeland (Una ragazza da Tiffany, Neri Pozza), Life of Charlotte Bronte di Elizabeth Gaskell, la trilogia di Swallowcliffe Hall di Jennie Walters, il secondo capitolo della trilogia Millennium di Ken Follett (L’inverno del mondo, Mondadori), e una manciata di sequel austeniani. Ce la farò a superare un simile scoglio? Considerando che non vedo l’ora di cominciare, mi pare di essere pronta a tutto, anche – eventualmente – a tutti i libri che occhieggiano nella mia wish list ; ) E il bello è che non ottenere questo traguardo significherebbe solo che ho voluto indugiare più a lungo su queste pagine, che forse mi hanno dato da pensare, da sognare, da scrivere a mia volta. Dunque, come al solito, a stare in mezzo ai libri c'è solo da guadagnare!
E per voi, qual è stato il libro più amato del 2012? E quale vi aspetta sul comodino?
E allora… buone letture!