23 maggio 2016

I diari di Dorothy Wordsworth

Di solito non faccio caso al supporto di cui mi servo per godermi un’opera di scrittura o di letteratura: leggo volentieri sia i volumi di carta che gli ebook, senza pormi troppi problemi. La scorsa settimana, però, è arrivato un libro la cui forma contribuisce al valore della sostanza. 


Si tratta della recentissima edizione The Folio Society dei Diari di Grasmere di Dorothy Wordsworth – un’opera poco conosciuta rispetto alle poesie del più illustre fratello William, ma nella quale si possono trovare le stesse intuizioni, gli stessi colori e profumi, e la stessa capacità di evocare nel ricordo gli anni “profondi” (per gioie, sofferenze ed esperienza artistica) trascorsi nel Lake District. In questi diari Dorothy ci restituisce un ritratto intensamente umano del mondo che ha condiviso con William, sua moglie Mary e Coleridge, in una danza di parole, di sensazioni, di immagini e di memorie cui l’edizione della Folio Society rende omaggio con una copertina dai caratteri dorati, una sovraccoperta in carta velina opaca, le pagine in color avorio, l’introduzione di Lucy Newlyn e le bellissime illustrazioni (in acquerello a colori e in bianco e nero). 
Dorothy, separata sin da piccola dalla famiglia, crebbe innamorandosi dei libri (Cowper, Goldsmith, Burns, Shakespeare, Chaucer, Gray) e divenendo esperta dell’arte del cucito (nel Dove Cottage, a Grasmere, dove i Wordsworth vissero dal 1799 al 1808, è possibile ammirare il suo astuccio del cucito, riprodotto nella cartolina della fotografia in alto). 
Iniziò a scrivere quelli che sarebbero stati pubblicati, dopo la sua morte, come Diari di Grasmere, nel 1800: in queste pagine Dorothy raccolse impressioni della natura circostante – compreso l’episodio dell’incontro con i narcisi che William avrebbe celebrato nella sua “I Wandered Lonely as a Cloud” –, i resoconti del lavoro di scrittura del fratello, la storia del suo giardino, la depressione di Coleridge che non riusciva a concludere Christabel, il variare delle stagioni, le abitudini domestiche. Il tutto è raccontato con un linguaggio da grande scrittrice, che assume forme mutevoli a seconda del momento che è oggetto del racconto stesso: a una dizione prosaica piana e fluida si contrappongono sorprendenti flash visuali, come “impressioni” in forma di parole. Tra frasi sciolte e melodiose come «the melancholy Pleasure of walking in a Grove or Wood while the yellow leaves are showering around me, is grateful to my mind beyond even the exhilarating charms of the budding trees, while Music echoes through the Grove» appaiono espressioni quasi moderniste, eliotiane, quali «The moonshine like herrings in the water». Grande è il valore del silenzio nelle sue rappresentazioni: «The sun shone bright and clear. A deep stillness in the thickest part of the wood, undisturbed except by the occasional dropping of the snow from the holly boughs» e suggestiva la sua capacità di muoversi tra una dimensione materiale e l’altra, senza soluzione di continuità: «the Crows […] looked like shapes of water passing over the green fields». 
Dove Cottage, Grasmere.
Foto di Mara Barbuni (2014)
Come scrisse Virginia Woolf, «È curioso come la vita emerga con grande intensità da questi brevi e semplici appunti […] sui cambiamenti in giardino, gli umori del fratello e il succedersi delle stagioni. […] In queste note brevissime cogliamo la carica suggestiva che è dote del poeta e non del naturalista, la capacità di scegliere gli elementi più semplici e riordinarli in modo che l’intera scena ci si delinei davanti, intensificata e composta: il lago nella sua quiete, le colline nel loro splendore. […] A volte, l’emozione è talmente intensa che la penna balbetta […]. Ma riusciva a controllarsi. Emotiva e impulsiva di natura, lo sguardo “febbrile e inquieto”, tormentata da passioni che quasi la dominavano, doveva comunque frenarsi, comunque reprimersi, altrimenti avrebbe fallito nel suo compito – avrebbe cessato di vedere».
(“Dorothy Wordsworth”, in The Common Reader: Second Series, 1932, riportato in Voltando pagina, a cura di Liliana Rampello, ed. Il Saggiatore).

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