16 novembre 2011

Death Comes to Pemberley

Il libro è finito, ed è con molta nostalgia che ho voltato la sua ultima pagina (elettronica). In questi ultimi giorni, trascorsi sprofondata in questa storia, è stato come se fossi stata invitata io stessa a Pemberley, a partecipare dei suoi ritmi delicati e a godere degli incantevoli panorami che si estendono illimitati fuori dalle sue finestre. E così terminare il libro mi ha dato la sensazione della fine di una festa da ballo particolarmente ben riuscita, quando la carrozza ti sta aspettando davanti al portone e già albeggia, e gli altri invitati, quelli che resteranno ancora a lungo nella grande dimora, ti salutano con la mano dall'alto del balcone. 
P.D. James è riuscita ad evocare il mondo austeniano con una sensibilità e una perizia non comuni. Già nel prologo il lettore che sia nuovo alla sua narrativa ha l'occasione di scoprire il suo talento, poiché in poche pagine l'autrice riesce a riassumere con straordinari acume e leggerezza l'intera vicenda di Orgoglio e pregiudizio, narrandola come una storia raccolta origliando qua e là fra le case e le botteghe di Meryton, e decorandola quindi con un delizioso tono da gossip (e uso questa parola nel suo significato di "comare", immaginando matrone e signore vestite di trine intente a chiacchierare dietro gli angoli delle porte). 
Ma l'avanzare dei capitoli viene scandito da una modulazione sempre più cupa. La luminosità del capolavoro di Jane Austen si attenua gradatamente ma infallibilmente, e presto lunghe ombre di dolore e di mistero si allungano sopra il bosco, il fiume, il cortile, e poi la grande magione di Pemberley. Il passo che traduco qui, che si colloca all'inizio della vicenda, è a questo proposito molto significativo:
"Attardandosi presso la finestra e accantonando le preoccupazioni del giorno, Elizabeth lasciò che gli occhi trovassero riposo su quella bellezza, che le dava calma, ma era sempre cangiante. Il sole scintillava dal cielo di un azzurro chiarissimo, in cui solo poche fragili nubi si dissolvevano, come fili di fumo. [...] Ora ella vide che il vento si era rinforzato. La superficie del fiume era increspata di piccole onde che si riflettevano sull'erba e sui cespugli che lo costeggiavano, le loro ombre interrotte tremanti sull'acqua agitata."
E poi questo ancor lieve sentore di minaccia si concretizza nel cuore della sera, quando i signori Darcy e i loro ospiti (tra i quali non mancano Jane e suo marito, Charles Bingley) vengono avvisati dell'arrivo di un trafelato cocchiere. "L'immaginazione le restituì ciò che era troppo lontano per esser visto - le criniere dei cavalli scosse dal vento, i loro occhi selvaggi e le spalle tese fino allo spasimo, e il postiglione ansante sulle redini. Erano troppo lontani perché le ruote si potessero sentire, e ad Elizabeth sembrò di star rimirando una carrozza spettrale, che silente s'involava nella notte di luna, come il temibile messaggero della morte."
E la morte arriva in effetti a Pemberley, mentre "il vento si precipitava d'un tratto all'interno, una forza gelida e irresistibile che sembrava prendere possesso dell'intera casa spegnendo in un momento tutte le candele"; e al di là dell'immediata tragedia della dipartita violenta di un uomo e delle conseguenze giudiziarie che si impongono su chi appare come il suo assassino, essa porta con sé un'atmosfera torbida e pesante, piena di pensieri oscuri, di rimorsi, di dubbi fiaccanti. Il protagonista di tali e tante cupe riflessioni è soprattutto Darcy, che a causa dell'omicidio avvenuto sulle sue terre e del processo si ritrova rispedito indietro nel proprio passato e negli imbarazzi e nelle difficoltà che avevano caratterizzato la sua vicenda personale in Orgoglio e pregiudizio. Come ella stessa sostiene (vedi post precedente), una delle ragioni per le quali P.D. James ha intrapreso la scrittura di un sequel austeniano è stata la necessità di cercare una soluzione al carattere misterioso di questo meraviglioso personaggio, che nella storia originale subisce una trasformazione netta e a tratti inspiegabile; e posso affermare che questo romanzo ci racconta Darcy nella sua immensa umanità, fatta di passione, di amore, di dedizione, ma anche di paure, di ripensamenti, di debolezze. Noi lettori soffriamo insieme a Darcy per l'intero corso dell'udienza e vorremmo presto vederlo liberato dalle pene che lo affliggono; ancora una volta l'"Uomo" creato da Jane Austen ci mette a disposizione i suoi sentimenti e le sue fragilità e ci entra nel cuore insieme alla sua Elizabeth.
E allora anche noi, già seduti nella nostra carrozza che lascia Pemberley, ci giriamo a salutare di nuovo, come se i padroni di casa, e Jane, Bingley, Georgiana, Mrs Reynolds (ma anche Emma e Knightley, e Anne e Wentworth, le cui vicende in un modo o nell'altro James fa intrecciare alla propria storia) e tutti gli altri fossero amici che sappiamo non rivedremo presto. 
Almeno fino alla prossima lettura. 


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