14 giugno 2011

Il gusto proibito dello zenzero

In questi giorni sto leggendo Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford. È un libro che invita a una forte partecipazione emotiva, perché narra di una fase della storia americana che solo marginalmente trova posto nelle cronache della seconda guerra mondiale. Tratta infatti dell'odio, dell'emarginazione, della violenza razzista e in ultima istanza del sistematico rastrellamento e poi internamento della popolazione di origine giapponese dopo Pearl Harbor. Nonostante la crudeltà del momento storico, il tono è lieve e la scrittura molto ben controllata, e questa delicatezza, resa possibile dalla prospettiva del flashback, pare rendere ancora più insopportabile l'accettazione degli eventi. Questa tecnica, ovvero il resoconto della tragedia attraverso l'ottica della narrazione familiare, spesso guidata dal punto di vista dei bambini, è comune ad altri due straordinari libri che hanno per oggetto (o soggetto) giovani individui costretti a subire l'atrocità del pregiudizio razziale. L'uno, il più dolce, è Il muro invisibile di Harry Bernstein (storia di una famiglia ebrea ostracizzata in una città inglese). L'altro è un vero capolavoro dei tempi recenti, Il tempo di una canzone (The Time of our Singing) di Richard Powers. Qui l'arco temporale è molto esteso, toccando i limiti degli anni Quaranta e della fine del XX secolo. Ed è proprio l'idea  del tempo a gestire l'evoluzione del racconto. Il tempo è inteso come il tema degli studi sulla relatività fisica del padre dei protagonisti (una vera "sostanza", che lascia spazio a un meraviglioso colpo di scena finale), ma è anche la materia della musica, che è forse il personaggio più importante. La musica domina le pagine, rievocata da un linguaggio fortemente tecnico e da una forte nostalgia per le sue (varie) età dell'oro. Talmente forte e presente è la trattazione del tema musicale che la descrizione del sottofondo razzista passa quasi in secondo piano. Ma la famiglia dell'io narrante è mezzo ebrea e mezzo afroamericana, perciò la questione è viva, è presente, è cruciale.
E lo stesso avviene nel racconto di Ford, in cui lo struggente ricordo dell'amicizia tra un cinese e una giapponese a Seattle nel 1942 è accompagnato dai ritmi permeanti dello swing e del jazz.
Due libri da leggere, da assaporare, decisamente da ascoltare; per riandare con i pensieri ad una faccia forse poco rievocata dell'America, ma che è parte della sua identità, e fondamento quindi dei suoi aneliti alla riscossa civile.

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