25 giugno 2015

Ritorno a Edith Wharton

In queste settimane sono tornata a dedicarmi all’amatissima Edith Wharton. Newyorchese, di famiglia aristocratica (Newbold-Jones era il suo cognome da ragazza), Edith sposò Teddy Wharton senza sapere della sua malattia psichica, conobbe il grande mondo degli espatriati americani in Europa (il suo migliore amico fu Henry James), ebbe un amante a Parigi e scrisse racconti e romanzi che vantano uno stile di scrittura dalla bellezza difficile da eguagliare. 
Se L’età dell’innocenza, Premio Pulitzer nel 1921, è uno dei maggiori capolavori della letteratura, The House of Mirth del 1905, che sto leggendo in questi giorni nell’edizione Neri Pozza (La casa della gioia, trad. it. di Gaja Cenciarelli), anticipa il racconto di tutti i tormenti dell’affermazione dell’identità femminile nella contrastata e chiaroscurale società americana dell’inizio del ventesimo secolo. I dolori di Lily Bart sono quelli di Madame Olenska, e di tutte le loro contemporanee che tentarono, a prezzo di umiliazioni e paura, di non sottostare al giogo comportamentale imposto alle donne da un radicato e inamovibile patriarcalismo. 
Anche i due racconti inclusi in The Reckoning, volumetto edito da Penguin nella collana “Little Black Classics” (magnifica collezione, andata a ruba nella libreria inglese Dussmann qui a Berlino), descrivono la sofferenza della solitudine e dell’abbandono. Protagonista di The Reckoning è una donna divorziata che ora subisce la richiesta di separazione da parte del suo secondo marito, innamorato di una ragazza più giovane; eroina di Mrs Manstey’s View è invece una vedova la cui unica gioia nella vita è data dalla vista di un giardino oltre la finestra. La magnificenza di quel giardino esce dalle pagine in un trionfo di colori e di odori: la possanza della magnolia, con i suoi fiori di «alabastro» che si stagliano contro il «cielo azzurro acqua d’aprile»; le «onde del glicine»; «il respiro del lillà»; l’altissimo ailanto; i giacinti sul punto di sbocciare. 
Edith Wharton era innamorata dei giardini e nella grande casa che si fece costruire nel Massachusetts, The Mount, gli spazi verdi e fioriti assumono un’importanza straordinaria. 
Foto di Mara Barbuni, 2015
Qualche mese fa, a Parigi, ho ripercorso le passeggiate di Edith e del suo amante Morton Fullerton lungo i giardini delle Tuileries e del Luxembourg; ho scoperto dove soggiornava in Place de la Concorde e la pasticceria Ladurée in Rue Bonaparte, di cui la scrittrice adorava i celebri macarons. 
Ma soprattutto ho scovato la sua casa al numero 53 di Rue de Varenne – oggi edificio governativo –, su cui spicca la targa che recita: «In questo edificio è vissuta, dal 1910 al 1920, Edith Wharton, romanziera americana (1862-1837). Fu la prima scrittrice degli Stati Uniti a espatriare in Francia, per l’amore per questo paese e la sua letteratura. “Gli anni della mia vita a Parigi furono trascorsi interamente in Rue de Varenne – anni ricchi, pieni, anni felici”».


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10 giugno 2015

Elogio dei libri

Come fanno, certe persone che ti conoscono solo “online”, a regalarti un libro che si adatta perfettamente ai tuoi gusti? A me è successo con La lettrice di Annie François (TEA, prima ed. Guanda), un librino che esplora tutte le straordinarie manie di noi appassionati di libri. L’ho letto praticamente tutto in metropolitana, ritrovandomi a sorridere molto spesso e a rischiare di perdere la mia fermata. È un libretto divertente e illuminante, ogni capitolo del quale è dedicato a una delle nostre comuni fissazioni (ditemi un po’ se vi ci ritrovate): l’uso dei segnalibro, la sofferenza nel dare in prestito i propri tesori, l’incapacità di buttar via un libro, la compulsione all’acquisto in libreria, il complicato rapporto con le fascette e l’ostilità per i codici a barre, il culto delle dediche e degli ex-libris, il senso di turbamento che non ci abbandona quando non riusciamo a finire un’opera di letteratura…. Io mi dichiaro colpevole di tutte queste fisime. 
Cominciamo con i segnalibro, il souvenir perfetto – e poco costoso – di ogni viaggio. Ecco i miei preferiti, dei “veri” segnalibro, ma vanno bene anche cartoline illustrate, nastri, cartoncini decorati.

©IpsaLegitPictures 2015
Si infilano nei libri, si lasciano lì, ci si dimentica della loro esistenza e poi, dopo anni, riaprendo lo stesso volume, eccoli spuntare, eleganti testimoni di un tempo passato. Scrive Annie François, che segna le sue pagine con qualunque cosa le capiti a tiro: «I miei libri sono farciti di articoli, di vecchie lettere, di note della spesa. Presi a caso, esalano i loro segreti dimenticati. Liberati dalla stretta dei loro vicini, si gonfiano di ricordi non meno intensi di una dedica. Vivono doppiamente, della loro storia e della mia». Seconda mania: il prestito. Anch’io, come l’autrice, soffro nel leggere libri prestati da altri – ho il terrore di rovinarli, avverto la necessità di leggerli in fretta per restituirli il prima possibile, devo legarmi le mani per evitarmi di sottolineare i passi più amati. Insomma, se posso, evito. E se posso evito anche di dare in prestito: troppi amici perduti a causa di questa follia (e con amici intendo i libri)! Terzo problema – questo è davvero serio: entrare in libreria. Come uscirne a mani vuote? Impossibile. Scrive Annie François: «Ci vado soltanto quando ho un titolo in mente. Anche in tal caso, esco con almeno tre libri». Appunto. «Mi distolgo dalla vetrina delle librerie per evitare di farmi prendere dalla golosità. […] La cosa peggiore, per me, è il Salone del libro».
Quarta fissazione: cifrare i libri. Lo faccio sempre, apponendo di solito il nome (e non il cognome) e la data in cui sono venuta in possesso del volume. Oppure specifico il luogo, se il libro è stato acquistato in una città particolare o durante un viaggio significativo. Ultimamente ho iniziato ad aggiungere un altro segno di riconoscimento, una piccola rosa. Insomma, il libro è mio, ed è una consapevolezza che dà un certo piacere.
In questi ultimi giorni un mio pensiero tormentoso è come proteggere e riporre un volume di un certo pregio, un Little Women and Good Wives di Louisa May Alcott stampato nel 1913. Spolverarlo tutti i giorni? Conservarlo in una busta trasparente? Procurarmi un copri-libro in stoffa? Mi consolo ricordando com’è asciutto il clima in questa città… lontana dalle minacce dell’umidità della pianura padana, ho tutto il tempo di farmi venire in mente la soluzione più adatta.
©IpsaLegitPictures 2015
Questo libro è un vero gioiello: reca in sé l’aria di mare dell’Isola di Wight, ha una preziosa copertina Art Nouveau (la costola è un incantesimo…), una bella illustrazione interna e poi… e poi c’è un ex-libris, che annuncia che il volume è stato un premio per una ragazza, Dorothy Langley, che nel 1913 frequentava la Thomas Sunday School di Newport (Isola di Wight). Questa breve dedica sembra aprire un mondo, sbrigliando la fantasia e lasciando intuire la storia, appena abbozzata, di un’altra “piccola donna”.
I libri sono eterni ricettacoli di sogni e di memorie.


5 giugno 2015

Viaggio d'arte e di letteratura

Hampton Court e il suo Rose Garden.
Foto di Mara Barbuni, 2015
Nelle ultime settimane la scrittura del blog si è presa una pausa, perché la scrittrice se n’è andata un po’ su e giù per l’Europa…. Ho trascorso un weekend in Italia parlando di Jane Austen (nel mio paese natale) e di Elizabeth Gaskell (a Bologna): entrambe belle esperienze, soprattutto per i piacevoli incontri che hanno generato; ma prima di rimpatriare ho vissuto una splendida – non ci sono altri aggettivi per definirla – settimana in Inghilterra, che, diciamocelo, è un Paese che non delude mai. 
Il viaggio è iniziato con tre giornate londinesi piene di sole e di vedute, classiche e meno tradizionali: il Big Ben e le Houses of Parliament, il Tower Bridge, i Giardini di Kensington, Covent Garden… ma anche una lunga passeggiata alla caccia di targhe blu, il ritrovamento di alcune stampe originali, dei primi del Novecento, di Arthur Rackham – illustratore di Peter Pan – in una bottega antiquaria dell’incantevole Cecil Court (che ha chiuso la porta proprio mentre avevo ancora la bocca aperta per la meraviglia!) e la visita alla residenza monarchica di Hampton Court, che vanta dei giardini indimenticabili (specialmente il Rose Garden)…. Sono seguite una domenica trascorsa tra lo Hamphire e il Berkshire – nella fattispecie, a “casa” di Jane Austen a Chawton e poi a Highclere Castle, setting (esterno) di Downton Abbey –, qualche ora a Southampton e due giornate intensissime sull’Isola di Wight.

Isola di Wight, Compton Beach.
Foto di Mara Barbuni, 2015
L’isola è una specie di Eden, il cui tempo è regolato dal volgere delle maree. Ci sono spiagge silenziose, che dopo ogni temporale lasciano affiorare tesori paleontologici mozzafiato; le scogliere bianche; il mare immenso, il cui orizzonte a sud-ovest non incontra la terraferma prima del Brasile; colline dolci e vegetazione folta; e poi tracce affascinantissime di vita vittoriana. Sull’isola di Wight, infatti, appena scesi dal traghetto che da Southampton ha attraversato il Solent, si trova Osborne House, la residenza della Regina Vittoria e del Principe Alberto, in cui la sovrana chiuse gli occhi per sempre nel 1901. Ma ancora più caratteristica è Farringford House, la casa di Lord Tennyson, che oggi è un albergo ma che conserva ancora lo spirito del poeta laureato sotto il manto di edera che la avvolge. Dell’isola egli scrisse:
Farringford House, residenza di
Lord Tennyson a Freshwater.
Foto di Mara Barbuni, 2015
[…] come to the Isle of Wight: 
Where, far from the noise and smoke of town 
I watch the twilight falling brown 
All round a careless-order’d garden 
Close to the ridge of a noble down… 
Farringford si trova nei pressi di Freshwater, un luogo molto suggestivo, sia per la sua bellezza geografica che per i suoi ricordi storico-letterari. Qui si riuniva infatti il cosiddetto “Freshwater Circle”, un circolo bohémien che nella seconda metà dell’Ottocento includeva artisti, scrittori, fotografi e condottieri. Ne facevano parte, oltre a Tennyson, Lewis Carroll e la sua “modella” Alice Liddell, il pittore George Frederic Watts, l’attrice Ellen Terry, i preraffaelliti William Holman Hunt, John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, Charles Darwin, Giuseppe Garibaldi, Charles Kingsley, Robert Browning, il poeta americano Longfellow, e tanti altri. È impressionante pensare che tutte queste persone si siano incontrate, abbiano chiacchierato e passeggiato insieme sulle stesse spiagge, negli stessi giardini. 
Tutti costoro avevano in comune la conoscenza con Julia Margaret Cameron, zia di Virginia Woolf e pioniera della fotografia, che introdusse nella sua epoca la moda del ritratto fotografico. Suoi sono i volti in bianco e nero, spesso venati di una struggente malinconia, che nel nostro immaginario associamo tanto facilmente all’età vittoriana. La casa di J.M. Cameron, Dimbola Lodge, è oggi un museo imperdibile: vi sono conservati ancora alcuni suoi oggetti personali, in un arredamento che ci trasporta indietro nel tempo (bellissima la carta da parati della sua camera da letto, con soggetto di William Morris…), e soprattutto i suoi straordinari ritratti, che valgono davvero la visita.

Dimbola Lodge e Julia Margaret Cameron.
Foto di Mara Barbuni, 2015
Oltretutto, in una delle stanze dedicata agli artisti contemporanei, ho trovato raccolte le fotografie di Annie Leibovitz per la mostra intitolata Pilgrimage, una sorta di viaggio visuale nei luoghi dei grandi scrittori. Cosa avrebbe potuto dare più soddisfazione ai miei occhi? Un mucchio di foglie secche sulla soglia di Virginia Woolf, immagini della Orchard House di Louisa May Alcott e della casa di Emily Dickinson…. Una vera esperienza visiva ed emotiva. E a proposito di Alcott, nella minuscola libreria antiquaria addossata alla casa-museo ho rinvenuto (a un prezzo incredibile) un’edizione del 1913 di Piccole donne, con copertina decorata in stile Art Nouveau. 
Niente di più adatto come souvenir di un viaggio senza paragoni.  

13 maggio 2015

Mogli e figlie

Negli ultimi anni, anche in Italia si è cominciato a leggere e a parlare di Elizabeth Gaskell con l’ammirazione e il riguardo a lei dovuti: quelli per una scrittrice di sconfinati orizzonti, capace di raccontare idilli e storie del terrore, favole d’amore e lotte sindacali, vite di provincia ed epopee, sempre mantenendo un equilibrio perfetto fra tragedia ed ironia. 
Proprio ieri, 12 maggio 2015, la casa editrice di Città di Castello Jo March, che in passato ha già pubblicato Nord e Sud (2011), «Il matrimonio di Manchester» (in La casa sfitta, 2013) e Gli innamorati di Sylvia (2014) ha dato alle stampe, con la nuova veste grafica delle sue copertine, l’ultimo romanzo di Elizabeth Gaskell, Wives and Daughters, per la prima volta in edizione italiana.

Mogli e figlie (traduzione di Mara Barbuni, con introduzione di Marisa Sestito) è uno di quei libri che si aspettano per anni – magari senza neppure saperlo. Sebbene sia incompiuto (Gaskell morì pochi giorni prima di terminare la stesura dell’ultimo capitolo), il finale è noto grazie alle testimonianze degli amici e dei familiari della scrittrice, ed è riportato dettagliatamente nella Nota dell’Editore del 1866 acclusa anche nella traduzione italiana. 
Le ragioni della grandezza di questo romanzo sono così tante che voglio provare a farne un elenco, sperando di avvicinarmi anche solo un po’ a restituire il senso della sua magnificenza e a rendere ragione del suo essere, molto probabilmente, il capolavoro di Elizabeth Gaskell. 

Molly 
La protagonista di Mogli e figlie, Molly Gibson, è forse il risultato compiuto di tutte le sperimentazioni dei romanzi precedenti. In lei ritroviamo la dolcezza e la caparbietà di Margaret Hale, la profondità morale e intellettuale di Phillis Holman, la forza delle passioni di Sylvia Robson. 
Cynthia 
La sorellastra di Molly, Cynthia Kirkpatrick, è un miracolo narrativo, un personaggio rotondo, ricco, sfumato, stupendo, vero “cibo per la mente” che ci lascia sempre in bilico tra amore e disapprovazione. 
Il dottor Gibson 
Il papà di Molly è un personaggio bellissimo – così reale da rendere difficile credere che sia solo il frutto dell’immaginazione. Testardo, protettivo, sarcastico, affettuoso senza volerlo dimostrare, onesto fino al midollo, fallibile, facile all’intransigenza e al perdono. Meraviglioso. 
La piccola società di Hollingford 
La signora Gibson e tutti gli abitanti di Hollingford, in particolare le sue comari, sembrano scappati dalla porta sul retro di un romanzo di Jane Austen per entrare a pieno titolo nell’età vittoriana. 
La famiglia Hamley 
Nello Squire Hamley si agita un intero mondo di passioni, e i suoi figli, Roger e Osborne, sono personaggi talmente vividi che ci sembra di poterli invitare a sedersi un po’ con noi, per chiacchierare di scienza e di poesia. 
La scenografia 
L’evocazione dell’ambiente intorno a Hollingford, con i suoi boschi, le colline azzurre, i prati sterminati e i profili delle sontuose dimore nobiliari, che diventano quasi violette alla luce del tramonto, tradisce l’amore di Elizabeth Gaskell per la poesia romantica e per Wordsworth. La ciclicità dei ritmi della campagna e l’avvicendarsi delle stagioni sono il vero orologio di Mogli e figlie.
La “vecchia Inghilterra” e la tensione verso il progresso 
Mogli e figlie è un grande affresco dell’Inghilterra vittoriana. Muovendoci tra un salotto e l’altro, fra i campi e le vie di Londra, fino a intravvedere il deserto africano, sprofondiamo nelle tradizioni della vecchia Inghilterra della prima metà dell’Ottocento, scoprendo contemporaneamente la sua voglia di cambiamento e di progresso scientifico (la medicina, l’anatomia comparata, l’arrivo della ferrovia e le esplorazioni geografiche). 
Dal particolare all’universale 
Questo romanzo guarda alle piccole cose della vita e riflette sulle grandi questioni del pensiero umano. Parla di cibo da preparare, di pizzi da lavare, di sete da rigirare, di erbe medicinali da pestare, di libri da restituire e di cappelli da adornare; ma contemporaneamente racconta le crisi dell’adolescenza, l’amore, la morte, l’ambizione, la rabbia, la vendetta, il ricatto, la paura, l’ironia e la gioia. 

Mogli e figlie è un romanzo completo, sostenuto da uno stile di scrittura nel quale Elizabeth Gaskell dimostra di aver raggiunto ormai la perfezione. 
Se aspettavate di leggere un libro indimenticabile, l’attesa è finita.

27 aprile 2015

I luoghi di Caspar David Friedrich

Vivere in Germania, naturalmente, ti avvicina alla cultura tedesca facendoti comprendere meglio quanto hai studiato all’università. Se è vero che le tracce del nazismo sono disseminate a ogni angolo di strada, anche appena scese le scale di casa (proprio lungo la mia via si trovano quattro Stolpersteine, le “pietre d’inciampo” depositate sul manto stradale con incisi i nomi dei deportati nei campi di sterminio) e che le memorie della guerra fredda occupano gli spazi più importanti della città, vivere qui permette di entrare in contatto anche con le bellezze del periodo più magnifico della storia di questo Paese, il Romanticismo. Ne ho parlato nel post I colori del Romanticismo, dove descrivevo i tesori della Alte Nationalgalerie di Berlino e in particolare la collezione dei dipinti di Caspar David Friedrich, uno fra i pittori che amo di più. Nel mio girovagare in Germania ho voluto far visita ad alcuni luoghi che hanno significato molto per la sua biografia e per la sua arte, raccogliendo emozioni forti e panorami che, pur contemplati sotto la luce della realtà, sembrano assumere, come per magia, la consistenza e le sfumature di un dipinto su tela. 
Viandante sul mare di nebbia
1818. Hamburg, Kunsthalle
Le opere che ho ammirato qui a Berlino sono, tra le altre, Abbazia nel querceto, Sorgere della luna al mare, Donna alla finestra, Monaco in riva al mare, Un uomo e una donna davanti alla luna, Naufragio al chiaro di luna, Il Watzmann; il treno mi ha portata fino ad Amburgo, per vedere, alla Kunsthalle, Tombe degli antichi eroi, Il mare di ghiaccio, Spiaggia al chiaro di luna e soprattutto il dipinto che tutti riconoscono come simbolo dell’opera di Friedrich e forse dell’intero movimento romantico europeo: il Viandante sul mare di nebbia; sono stata a Lipsia per l’incanto di Le tre età dell’uomo e a Dresda per i Due uomini che contemplano la luna.
Ma le visite a luoghi di certo meno conosciuti, eppure suggestivi per essere stati i soggetti di questi capolavori, hanno avuto un sapore e un valore particolare. Vale la pena di vedere Greifswald, la città dove Friedrich nacque nel 1774, innanzitutto perché il suo profilo è raffigurato in Greifswald al chiaro di luna (Oslo), il suo porto in Nave al porto di Greifswald (Berlino) e la campagna circostante in Prati vicino Greifswald (Amburgo). Ma dopo aver fatto visitato il museo locale – ricco di disegni a matita e acquerelli dell’artista – e aver fatto due passi in città, bisogna raggiungere, nelle vicinanze, le rovine del chiostro di Eldena, soggetto di Rovine dell'abbazia di Eldena e di Abbazia nel querceto.

La mia foto delle rovine di Eldena (2014).
Abbazia nel querceto (1810) e Rovine dell'abbazia di Eldena (1825): Berlin, Alte Nationalgalerie
©IpsaLegitPictures 2015

E poi non si può perdere la splendida isola di Rügen, a tre ore di auto da Berlino, dove Friedrich trascorse il viaggio di nozze, che amò moltissimo per tutta la vita, e che ritrasse in Le bianche scogliere di Rügen (Winterthur, Svizzera): l’isola sarà argomento di un post la prossima estate, quando la visiterò più compiutamente, sulle tracce di una scrittrice molto amata…. 
Concludo con il resoconto della “gita fuori porta” di sabato scorso in Sassonia, e più precisamente nella Svizzera Sassone (Sächsische Schweiz), vicino a Dresda e al confine con la Cechia. In questo magnifico parco naturale è possibile ammirare il soggetto del quadro di Friedrich intitolato Paesaggio roccioso delle montagne in arenaria sull’Elba. Le formazioni di roccia che costituiscono questo spettacolo naturale sono collegate da un ponte, il Bastei, costruito nel 1851, ma sono meta di turisti sin dal 1824. Fanno parte del Malerweg (“sentiero dei pittori”), uno dei più bei percorsi della Germania per chi ama le escursioni a piedi (è lungo 112 chilometri e organizzato in otto tappe che offrono punti di ristoro e di pernottamento); il Malerweg era frequentato già agli inizi del diciannovesimo secolo da tantissimi artisti, molti dei quali – come Friedrich – grandi interpreti del Romanticismo. 

Paesaggio roccioso delle montagne in arenaria sull'Elba (1822-23.
Wien, Kunsthistorisches Museum) e la mia foto del Ponte di Bastei (2015)
©IpsaLegitPictures 2015

Lungo il Malerweg si trovano anche diverse graziose cittadine, tra cui il capoluogo Pirna, soggetto amato dagli artisti sin dal Settecento, tanto da essere rappresentata in diversi quadri del veneziano Bernardo Bellotto (che all’estero conoscono come “Canaletto”, ma era il nipote di Giovanni Antonio Canal), che soggiornò qui nel corso del suo viaggio verso Varsavia.


24 aprile 2015

La rivoluzione segreta

Nel romanzo La rivoluzione segreta ho voluto raccontare la storia di una scrittrice dimenticata vissuta tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, in un'epoca di forti tensioni sociali, di risveglio della coscienza femminile e dell'esplosione della letteratura delle donne. 
Il libro è articolato su due piani temporali, quello del presente, in cui una giornalista e uno studioso di letteratura attraversano l'Inghilterra alla ricerca di indizi per la decifrazione di un antico manoscritto, e quello del passato, cui dà voce il diario segreto di una poetessa ingiustamente scomparsa dalle cronache. Tra biblioteche opulente, archivi preziosi, pagine ingiallite, lettere nascoste e oscuri misteri, sullo sfondo della campagna britannica imbevuta dei colori dell'autunno, i due protagonisti inseguono la soluzione di un enigma che restituirà al mondo la storia di una rivoluzione segreta, ispirata ad un intenso, insopprimibile ideale di libertà.


Titolo: La rivoluzione segreta
Autore: Mara Barbuni
ISBN: 9786050374414
Editore: Narcissus Self Publishing
Pubblicazione: aprile 2015
Solo ebook. Prezzo: 3,99 €

Link per l'acquisto:
Amazon (mobi)
Bookrepublic (epub)

23 aprile 2015

#ioleggoperché

Oggi è la giornata mondiale del libro e del diritto d'autore e Ipsa Legit la ricorda, come sempre, insieme alla ricorrenza del compleanno di Shakespeare e della morte di Wordsworth. 
In Italia quest'anno l'occasione attira un'attenzione particolare dovuta all'iniziativa dell'Associazione Italiana Editori #ioleggoperchè: un tentativo, operato contando su nomi celebri, grandi numeri di volontari, una canzone d'autore, gazebo in piazza, concerti e persino una trasmissione televisiva in prima serata, di coinvolgere coloro che non amano i libri per mostrare loro «cosa si perdono». Insomma, per fare quello a cui migliaia di blog dedicati alla lettura si dedicano ogni giorno, magari suggerendo e raccontando libri di qualità e valore letterario che hanno garantito loro l'immortalità. 
Quattro anni fa, in tempi non sospetti :) ho pubblicato un post velocissimo, intitolato «Perchè io leggo», che diceva: 

Leggo per sprofondarmi nelle parole, che sono il nutrimento del pensiero. 
Leggo perché i libri sono il catalizzatore delle mie fantasticherie. 
Leggo per appropriarmi di mondi che non sono miei e vivere in un tempo che non esiste più. 
Leggo per esplorare i meandri dell'immaginazione. 
Leggo per imparare a scrivere. 
Leggo per sondare "gli abissi del cuore umano" (Goethe). 
Leggo per conversare, come Machiavelli, con i grandi scrittori e le grandi scrittrici. 
Leggo per viaggiare, con la mente, e con il treno, mentre vado a lavorare. 
Leggo perché "fatti non [fummo] a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza" (Dante). 
Leggo perché i libri contengono le foglie secche dell'autunno, i suoni della notte, il vento delle colline, il sole e la pioggia estiva, tutti i sapori più buoni, le carezze più dolci, la paura, la nostalgia, il ricordo. La gioia. 

Oggi vorrei solo riportare qui l'appello dei romanzi che finora ho amato più, magari non tutti, ma quelli che hanno suscitato un brivido, anche in solitudine e in silenzio, anche senza il clamore di un «evento»: 

Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Notte e giorno 
Rebecca West, Il ritorno del soldato 
Thomas Mann, I Buddenbrock, Tonio Kröger 
Jane Austen, Emma, Ragione e sentimento 
Elizabeth Gaskell, Gli innamorati di Sylvia, Mogli e figlie, Mia cugina Phillis
Charles Dickens, David Copperfield, Il nostro comune amico 
Edith Wharton, L'età dell'innocenza 
Henry James, Ritratto di signora, Le ali della colomba, Il carteggio Aspern
Joseph Conrad, Con gli occhi dell'Occidente 
Ford Madox Ford, Il buon soldato 
D.H. Lawrence, Figli e amanti 
Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini 
Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari 
Elizabeth von Arnim, Un incantevole aprile, Un'estate da sola 
Agatha Christie, Assassinio sull'Orient Express, La salma, La parola alla difesa
Ian McEwan, Espiazione 
Ernest Hemingway, Festa mobile 
John Fowles, La moglie del tenente francese 
A.S. Byatt, Possessione 
Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno 
Helene Hanff, 84, Charing Cross Road 
Richard Powers, Il tempo di una canzone 
Tracy Chevalier, Strane creature 
Kate Morton, Una lontana follia 
Laurence Cossé, La libreria del buon romanzo 
Aimée Bender, L'inconfondibile tristezza della torta al limone 
Penelope Lively, L'estate in cui tutto cambiò 
Edmund de Waal, Un'eredità d'avorio e ambra.

Buon 23 aprile a tutti e un ringraziamento di cuore a tutti i blogger che scrivono di libri con passione, stile e competenza! Forse un giorno sarà istituita la giornata mondiale del blogger di libri... :)