14 agosto 2016

The Duchess of Bloomsbury Street

Poche settimane fa è stato pubblicato in formato digitale The Duchess of Bloomsbury Street di Helene Hanff. Per leggere e “comprendere” questo libro è obbligatorio conoscere 84, Charing Cross Road, che raccoglie la corrispondenza epistolare della scrittrice con Frank Doel, il libraio inglese che le spedì a New York ogni sorta di volume usato, formando con lei una lunga e affezionata amicizia: di questo libro, che è entrato nell’empireo dei miei “indimenticabili”, ho parlato qui
The Duchess of Bloomsbury Street è il diario di viaggio di Helene a Londra. Nel 1973 la scrittrice fu invitata in Inghilterra per un tour promozionale del fortunatissimo 84, Charing Cross Road e realizzò il sogno di vedere la città – un sogno coltivato per anni, ma mai realizzato per ragioni economiche – ma non di incontrare Frank, ormai deceduto. I momenti supremi di questo viaggio, compiuto sperando in pranzi e cene offerti da editori e fan, sono l’incontro con la moglie e la figlia di Frank, l’ingresso al Claridges («dove pranzano tutti i personaggi di Noël Coward»), la contemplazione di rose in piena fioritura in ogni giardino, la visita al pub frequentato da Shakespeare e al punto – allora vuoto – dove sorgeva il Globe. 
L’aspetto davvero incantevole di The Duchess of Bloomsbury Street, infatti, è il racconto dell’esperienza di una “prima visita” a Londra. La maggior parte delle persone che frequentano Ipsa Legit sanno bene di cosa si tratta: è quel senso imponderabile di essere “caduti dentro” le pagine di un libro, accompagnato dalla consapevolezza che la città è e sarà per noi per sempre unica, perché la sua bellezza reale è addirittura accentuata, come trasfigurata, dalla bellezza dei nostri sogni, e di desideri nutriti talmente a lungo da aver messo radici solide nel nostro cuore. Il mio ricordo più forte del mio primo viaggio a Londra è il Poets’ Corner di Westminster Abbey: ma, come dice la scrittrice, è l’atmosfera in cui ti immergi appena messi i piedi a terra che rende la tua presenza in città del tutto magica. 
Scrive Hanff (trad. mia): «Tirai le tende… e finché vivrò non ricorderò mai più quel momento. Avevo di fronte, dall’altra parte della strada, una linda fila di strette case di mattoni, con i gradini di pietra bianca. Sono normalissime case del Settecento e dell’Ottocento – ma quando le vidi mi resi conto di trovarmi a Londra. […] Tremavo. Non ero mai stata così felice. Da tutta la vita volevo vedere Londra. Andavo al cinema a vedere film inglesi solo per poter osservare case come quelle. […] Talvolta, a casa, la sera, leggendo una descrizione di Londra firmata da Hazlitt o da Leigh Hunt, mi era capitato di mettere giù il libro di colpo, sommersa da un’ondata di desiderio che era come nostalgia di casa
Questa dichiarazione d’amore, nella quale è tanto facile immedesimarsi, è commovente.


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