20 marzo 2016

La libreria stregata

©IpsaLegit2016
Se ben scritti, mi piacciono molto i libri che parlano di libri (i “metalibri”, li chiamo io) e di librerie, come per esempio La libreria del buon romanzo di Laurence Cossé, 84, Charing Cross Road di Helene Hanff o La libreria di Penelope Fitzgerald. Qualche giorno fa ho finito The Haunted Bookshop di Christopher Morley (La libreria stregata, trad. it. di E. Piceni e R. Pelà, Sellerio 1992), una storia del 1919 ambientata a Brooklyn che, pur raccontando vicende di spie, di appostamenti, di segreti e di un pianificato attentato al Presidente Wilson, è una celebrazione del valore educativo e benefico/guaritore dei libri.
La prima parte del romanzo è la più affascinante proprio perché ci mostra un ambiente costruito, arredato e riempito come quell’angolo di pensieri e desideri che si trova in ciascuno di noi innamorati della lettura. «I due piani del vecchio edificio erano stati uniti in uno: dabbasso lo spazio era diviso in piccole nicchie, mentre di sopra, lungo la galleria, i libri salivano fino al soffitto. L’aria era pregna della squisita fragranza della carta vecchia e del cuoio. […] La libreria stregata era un luogo delizioso, specialmente la sera, quando le sue alcove quiete erano illuminate dalle lampade che si riflettevano sulle file di volumi». Le storie sono dappertutto, e il loro spirito aleggia nel negozio come gli strascichi del tabacco esalato dagli avventori – e come i pensieri di Mr. Mifflin, il libraio, che su un tavolino poco visibile accumula fogli e fogli di idee e di memorie per un libro che non riesce mai a scrivere.
La sua missione – più che un lavoro – è, come spiega al nuovo amico Mr. Gilbert, “prescrivere” libri alle persone, nella convinzione di saper trovare il volume adatto a chiunque si presenti nel suo negozio: «Abbiamo ciò di cui avete bisogno, anche se non sapete di averne bisogno. La cattiva nutrizione della facoltà della lettura è una faccenda grave» c’è scritto in ingresso. Per Mr. Mifflin le persone che non leggono o leggono male sono “ammalate” e hanno bisogno di una medicina che possono trovare proprio nella libreria stregata (stregata perché pervasa dai fantasmi dei grandi scrittori); il buon ometto spiega a Gilbert: «“Le persone non si rivolgono a un libraio finché, a causa di un serio incidente nella loro mente, non capiscono di essere in pericolo. Allora vengono qui. […] Sapete perché la gente legge molto di più adesso rispetto a un tempo? Perché la terrificante catastrofe della guerra li ha resi consapevoli di essere malati. […] Oggi noi leggiamo avidamente, freneticamente, nel tentativo di scoprire – ora che il caos è passato – cosa c’era che non andava dentro la nostra testa”». Del resto, aggiunge, «“Il paradiso nel mondo che verrà è qualcosa di incerto, ma c’è un paradiso anche sulla terra: un paradiso che abitiamo mentre stiamo leggendo un buon libro”». 


Le citazioni sono mie traduzioni dalla versione originale, che è ormai libera da diritti e si può scaricare qui: http://www.gutenberg.org/ebooks/172. Su gutenberg.org  si trova anche il “prequel” di questo libro, ovvero Parnassus On Wheels, il cui protagonista è ancora il libraio Mr. Mifflin. 

1 commento:

  1. Li ho tutti e tre e mi manca da leggere la Fitzgerald. La libreria del buon romanzo é splendido, davvero. Lo presi per caso appena uscito, ormai qualche tempo fa, perché un altro visitatore da Feltrinelli lo chiese ad un commesso e da lì incuriosì molto anche me.
    Morley lo adoro: consiglio di leggere anche Il parnaso ambulante, é un gioiellino! :)

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