9 marzo 2016

Di poesia e di porcellane: una storia Regency

Particolare di The Nine Living
Muses of Great Britain 
raffigurante Anna Barbauld
(Richard Samuel, 1778.
National Portrait Gallery)
La data di oggi, 9 marzo, mi ricorda il giorno della fine della lunghissima vita di Anna Barbauld, la poetessa, saggista, educatrice, fervida abolizionista e critica letteraria vissuta tra il 1743 e il 1825. Una donna colta, capace di parlare diverse lingue moderne e di leggere quelle classiche; studiosa di scienze naturali e attenta alla politica; capace di fare pedagogia usando metodologie mai usate prima, coinvolgendo i bambini in un processo di formazione interiore che richiedeva il loro stare dentro la natura, a contatto con il mondo e con gli altri esseri viventi. Dissenziente in ambito religioso ma anche politico, dopo essersi conquistata l’amore e la stima dei suoi contemporanei (Coleridge era un suo fervente ammiratore), fu rimossa dalla scena – e poi dalla memoria – letteraria dopo una livorosa stroncatura del suo poemetto politico sulla Quarterly Review, nella quale la si invitava a lasciar perdere il governo e la guerra e a riprendere in mano i ferri da calza. 
La sua poesia, però, non può essere dimenticata, e negli ultimi anni abbiamo iniziato a recuperarla e a ridare ad Anna Barbauld il posto che si merita nella storia. Ne ho tradotte io tre tra quelle che trovo le più significative per una sua prima conoscenza, e chi volesse darci un’occhiata può scaricare Anna Barbauld. Tre poesie (con testo a fronte). Con qualche notizia su Anna Barbauld ho contribuito al blog del Wordsworth Trust, con il post (in inglese) “A forgotten female Romantic poet?”; le ho dedicato un certo spazio nell’articolo “Conversazione e calze blu. L’erudizione femminile prima di Jane Austen” (Due pollici d’avorio, Numero 2, giugno 2015); ho aperto un sito web dal nome Reading Anna Barbauld; infine, il mio studio sulla sua poesia è stato pubblicato da Scholars’ Press.
Un esempio di jasperware Wedgwood
(ca. 1790) conservato al
Victoria&Albert Museum
La ricorrenza della morte di Anna Barbauld mi offre anche il pretesto per accennare a un’altra straordinaria storia Regency, che a dire la verità continua anche ai giorni nostri: quella di Josiah Wedgwood, uno dei protagonisti della prima rivoluzione industriale, che nel 1759 fondò la celeberrima impresa manifatturiera di ceramiche e porcellane di pregio. Il successo riscosso dalle ceramiche Wedgwood fu immediato e travolgente (ricevette commissioni dalla zarina Caterina la Grande e il patronage ufficiale della Regina Carlotta); sua caratteristica era, secondo la voga dell’epoca, la scelta di una porcellana dura non smaltata – basalto nero o jasperware, usata soprattutto per i gioielli e i cammei – con motivi decorativi ispirati alla classicità greca e romana. Il cammeo raffigurante Anna Barbauld la ritrae proprio con sembianze classiche. 
Le ceramiche e porcellane Wedgwood si possono trovare in quasi tutte le dimore e le case nobiliari risalenti al diciottesimo e diciannovesimo secolo, e sono inconfondibili, oltre che per i soggetti classici, anche per le loro colorazioni (la più celebre è forse l’azzurro). Il nome dei Wedgwood risveglia altre curiosità di tipo letterario, perché il loro numeroso “clan” si intrecciò con i rami di famiglie famose: le figlie di Elizabeth Gaskell furono amiche intime delle figlie dei Wedgwood, e, tornando indietro di un paio di generazioni, scopriamo che i nonni materni di Gaskell, gli Hollands, erano legati ai Wedgwood per amicizia e per vincoli familiari, tanto che nel salotto della casa di campagna di Samuel Holland – dove Elizabeth trascorreva le estati da bambina – troneggiavano due vasi Wedgwood in basalto nero, regalo di nozze di Josiah. Inoltre, Sir Henry Holland, altro membro del clan, era parte del circolo letterario che riuniva negli stessi salotti gli Edgeworth, i Darwin, i Wedgwood e, per chiudere il cerchio, la stessa Anna Barbauld. 
L’Inghilterra tra il Sette e l’Ottocento come l’Atene del V secolo.


P.S. numerose poesie di Anna Barbauld e di altre scrittrici dell'età romantica si possono leggere in traduzione italiana con testo originale a fronte in Antologia delle poetesse romantiche inglesi, in due volumi, a cura di Lilla Maria Crisafulli (Carocci, 2003).

2 commenti:

  1. Ciao Mara. Un grazie a te e al tuo al tuo blog che mi ha fatto conoscere questa poetessa di cui non ne sapevo nulla.
    E' davvero una personalità affascinante, che vale la pena approfondire. Ieri, per la giornata della donna, mi sono 'imbattuta' in una poesia che credo sia sua dal titolo The Rights of Women. Non ho trovato notizie al riguardo ne tantomeno una traduzione. Mi piacerebbe saperne di più...mi dai qualche riferimento ove posso attingere notizie? Ciao. Grazie:)

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    1. Ciao Valeria! Grazie del tuo commento. "The Rights of Woman" è proprio una poesia di Anna Barbauld, che risale probabilmente al 1792 ma non fu mai pubblicata nel corso della sua vita. Si dice sia stata scritta in risposta a Mary Wollstonecraft, che nella sua "Vindication of the Rights of Woman" attaccò la poesia di Barbauld "To a Lady, with some painted flowers" (1773) accusandola di suffragare un ruolo di inferiorità delle donne. La posizione di Barbaauld nei confronti dei diritti delle donne è indubbiamente diversa da quella di Wollstonecraft, perché, secondo lei, come afferma in "The Rights of Woman", le diversità scompaiono solo nell'amore (e non nel conflitto). La traduzione di questa e di altre poesie di donne dell'età romantica si trova nel doppio volume edito da Carocci (2003) e curato da Lilla Maria Crisafulli "Antologia delle poetesse romantiche inglesi". Per qualsiasi altra informazione su Barbauld sono a tua disposizione! ipsalegit@gmail.com

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