24 maggio 2011

Rebecca West

Sto leggendo The Return of the Soldier di Rebecca West. Finalmente il libro di cui avevo bisogno! Tipicamente modernista, il romanzo è centrato proprio sulla moltiplicazione del punto di vista, sull'impossibilità della riconciliazione fra i sentimenti, gli ideali, i sogni di persone troppo diverse che si trovano a vivere la medesima tragedia. È la storia di un rifiuto del cambiamento: tutto, nell'atteggiamento di Chris tornato dalla guerra a causa dell'amnesia, ricorda la repulsione del presente e la proiezione all'indietro verso un passato idillico, la giovinezza, l'amore romantico. Il trauma del fronte ha tolto quindici anni dalla memoria del soldato; e rientrato a casa dalla moglie e dalla cugina egli non sa accettare il loro inevitabile invecchiamento, così come lo disgustano l'ordine domestico (probabile riflesso, per lui, della metodicità delle attività belliche) e la luce troppo forte, che svela i contorni della realtà.
La rappresentazione della luce è l'aspetto che più mi affascina nella narrativa di West. I suoi racconti sono sempre infusi di una luminosità permeante, che trascende dal chiarore del mattino al crepuscolo, e persino alla notte, in uno spettro di colori che sembra quasi infinito e che riecheggia la forza o la debolezza dei personaggi.
Nel Ritorno del soldato si legge: "The dusk flowed in wet and cool from the garden, [...] and the furniture, very visible through that soft evening opacity with the observant brightness of old, well-polished wood, seemed terribly aware. Strangeness had come into the house, and everything was appalled by it, even time."
"The house lies on the crest [...] and from its windows the eye drops to miles of emerald pasture-land lying wet and brilliant under a westward line of sleek hills, blue with distance and distant woods. [...] That day its beauty was an affront to me, because, like most Englishwomen of my time, I was wishing for the return of a soldier."
Come me, anche Rebecca West sembra soprattutto attirata dalla luminescenza dell'autunno, perché nel Ritorno del soldato scrive: "It is a place where autumn lives for half the year, for even when the spring light tongues of green fire in the undergrowth, and the valley shows sunlit between the tree-trunks, here the pond is fringed with yellow bracken and tintend bramble, and the water flows amber over last winter's leaves." E nel meraviglioso The Fountain Overflows si legge: "It was one of those autumn mornings which are devoid of melancholy, when the weather seems to be cleaning its house. A broom of wind sent the clouds above flying briskly and kept the fallen leaves scudding along the pavements [...]. On a neighbour's apple trees the fruit shone clear yellow-green, sharp as the taste would be."
Ho amato moltissimo The Fountain Overflows, che mi fu regalato ormai quattro anni fa dalla padrona di casa che ci ospitò nei nostri due mesi a Bristol. E' la storia di una famiglia, tre sorelle, un fratello adorato, una coppia di genitori di cui il padre rappresenta la costante minaccia del fallimento, e la madre l'ostinata resistenza agli smacchi del destino, la speranza per un domani più felice, il feroce orgoglio della sopravvivenza. Questo è stato uno di quei libri che provi uno struggente dispiacere a terminare. E forse lo rileggerò, per poterlo sentire ancora. 

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