8 dicembre 2017

Un gentiluomo a Mosca

Un gentiluomo a Mosca di Amor Towles (Neri Pozza 2017, trad. it. di S. Prina) non è tecnicamente un romanzo russo, ma del grande romanzo russo dimostra tutte le caratteristiche: il ritmo quasi incantato, il gusto per i piaceri della vita, la malinconia, il senso dell’amicizia e dei legami familiari imperituri, la solitudine dell’eroe che con paziente saggezza osserva lo srotolarsi del destino e della Storia. Difficile descriverlo questo libro, talmente è bello e ricco e magnetico; difficile credere che il suo protagonista, il Conte Rostov, agli arresti domiciliari dentro un hotel di Mosca da cui si scorge l’ingresso del Bol’šoj, non sia una persona vera, che potrebbe spuntare da un momento all’altro, con la sua giacca bianca e i suoi ricordi, nella cornice di una finestra illuminata dall’altra parte della strada.
Questo romanzo mi ha accompagnata per diversi giorni e oggi, che nella quiete di un pomeriggio di neve, l’ho terminato ascoltando, in sottofondo, il rasserenante jazz di Al Bowlly, mi è dispiaciuto davvero separarmene. Come archiviare le luci dell’Hotel Metropol, che segnano negli anni i suoi trionfi, la sua decadenza e la sua rinascita? Come dimenticare la storia di Nina e della sua piccola Sof’ja, che in chiusura del libro parte per una nuova avventura, ricordandoci quasi una Miranda, o una Viola shakespeariana? Come pensare di spegnere la musicalità di una scrittura meravigliosa, che scorre senza sforzo, evocando quasi per magia le antiche dimore dell’aristocrazia zarista, e poi le infinite nevi della Russia, e la dolcezza dei fiori di ciliegio in primavera, lo scandire inesorabile del regime e l’avanzata di un progresso che non lascia tempo alle spiegazioni? Ed è soprattutto con nostalgia che si chiude questo infinito catalogo di citazioni, dirette e indirette, dalle più svariate forme della cultura europea: il teatro, la musica, la poesia, la filosofia, il cinema… 
Un gentiluomo a Mosca è davvero un’esperienza di lettura – di quelle che non si dimenticano più.

«Davanti a lui si stendeva la città, gloriosa e grandiosa. Legioni di luci luccicavano e turbinavano fino a mescolarsi con i movimenti delle stelle. Vorticavano fino a formare una sfera confusa, dove l'opera dell'uomo si confondeva con quella del Cielo».

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