12 novembre 2017

Londra - con gli occhi di Virginia Woolf

Ho concluso la lettura di Londra, una raccolta di saggi di Virginia Woolf, con traduzioni e a cura di M. Fortunato (Bompiani 2017), tutti dedicati alla multiforme bellezza della capitale. Ho letto questo libro a pezzettini, godendomi le miniature così come le vedute panoramiche, le ampie boccate d’aria dei prati cittadini così come le delicate essenze di un salotto che chiude fuori il freddo. I testi raccolti sono articoli, saggi, pagine di diario, ricordi personali che intessono un patchwork ricco e armonico, impreziosito dalla proposta di suggestive mappe della città, che invitano, come ogni volta, a pensare di partire; e l’eleganza e la perfezione della scrittura sono persino esaltanti. 
La prima passeggiata di parole, Per le strade di Londra, si presenta subito come un piccolo capolavoro: il curatore la definisce «un’esperienza primaria di apertura al mondo, […] una ricognizione nella storia del Sé collettivo; […] un affondo nel proprio Io prima dell’Io». Woolf afferma che l’ora migliore per intraprendere questa camminata è verso sera, possibilmente d’inverno, grazie all’aria particolarmente limpida e al buio che scende presto, consentendoci di non essere più noi stessi, mescolandoci alla folla e godendoci le «isole di una luce pallida» accese dai lampioni e le distese d’erba «dove la notte si raccoglie con naturalezza per dormire», ascoltando il frusciare dei rami, il grido di una civetta e il lontano fischiare di un treno. La scrittrice celebra poi le librerie dell’usato, dove possiamo «gettare l’ancora tra le agitate correnti dell’essere» e ritrovare il nostro equilibrio; infine la riflessione ritorna verso casa, dove l’Io ritrova la propria sicurezza grazie alla disposizione degli oggetti nell’ambiente domestico che è rimasta placida e identica, nel corso della nostra scorribanda metropolitana. 
46, Gordon Square
Fra gli scritti più evocativi c’è Vecchio Bloomsbury, in cui Woolf ricorda la casa della giovinezza e poi la genesi di quello che sarebbe diventato il cuore pulsante della modernità occidentale: il circolo di intellettuali e artisti di cui fece parte in prima persona insieme a Vanessa, al futuro marito Leonard, a Duncan Grant, a Roger Fry, a Clive Bell, e a decine e decine di irripetibili ingegni. Il ricordo di una sera di gioventù si coagula intorno a un abito di raso bianco sul pavimento, «nell’aria un vago odore di guanti di capretto. La collana di perle coltivate giaceva sulla toeletta, confusa in mezzo alle forcine» e la dimora degli Stephen ci viene presentata come «un confuso groviglio di emozioni. […] Avevamo permeato l’intero, vasto edificio della storia della nostra famiglia». La penna si sposta poi al numero 46 di Gordon Square – un indirizzo ormai epico per noi lettori – che «nell’ottobre del 1904 era il posto più bello, eccitante e romantico del mondo» e ci descrive i cambiamenti dell’arredamento che si succedettero nel corso degli anni, nonché le avventure dei fratelli e delle loro rivoluzionarie serate tra intellettuali: «C’era sempre qualche nuova idea in cantiere; sempre qualche nuovo quadro da guardare, appoggiato su una sedia, o qualche nuovo poeta ripescato nell’oscurità e messo in piena luce». Quasi eterei sono i ritratti di E.M. Forster e degli altri ospiti di Bloomsbury, nella ricostruzione di un’atmosfera di densità artistica e letteraria che non può che travolgerci di fascino e di nostalgia. 
Di grande forza evocativa, e di grande interesse per me in particolare, Le case degli uomini illustri, in cui Woolf descrive la casa dello scrittore Carlyle e della moglie al numero 5 di Cheyne Row e quella di Keats a Hampstead (dove è «sempre primavera»): «Rami ondeggianti gettano ombre qui e là sui muri bianchi e lisci della casa. Qui […] un usignolo cantò. […] La voce della casa è la voce delle foglie che stormiscono al vento; dei rami che si agitano in giardino. Solo una presenza – quella dello stesso Keats – abita qui. […] Qui sedeva accanto alla finestra e ascoltava senza muoversi, guardava senza trasalire e girava le pagine senza fretta, anche se il suo tempo era così breve».
Londra è una pubblicazione bellissima, da tenere sempre accanto a sé sul comodino, per allontanarsi un po’ dal grigiore quotidiano e sprofondare in un mondo di eccezionale bellezza, fatta di topografia, ma anche e soprattutto delle parole di una scrittrice che non potremo mai smettere di leggere con rinnovato stupore e commossa ammirazione. 

Un articolo dedicato al libro pubblicato su Repubblica la scorsa estate: http://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2017/06/15/news/guida_londra_virginia_woolf-168161983/

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