28 novembre 2016

Cronache dal Faro

Cari lettori, lo scorso fine settimana ho avuto l’opportunità di navigare un po’ nel grande mare della letteratura, che per mia fortuna era contenuto “in una stanza”, e illuminato da uno splendido “faro”. Ho partecipato infatti al primo festival italiano dedicato a Virginia Woolf, Il faro in una stanza, appunto, che oltre ad aver richiamato una quantità di convenuti davvero inaspettata, ha scritto, credo, un pezzettino della storia della reception contemporanea di Virginia Woolf in Italia. Il festival, che ha avuto luogo a Monza dal 25 al 27 novembre, è stato organizzato da (in ordine alfabetico): Elisa Bolchi, giovane, competente e appassionata studiosa woolfiana; Raffaella Musicò, la libraia che tutti vorremmo e dovremmo incontrare, che lo scorso aprile ha aperto la libreria Virginia e Co. a Monza (la e del nome non è commerciale: quel Co. contiene infinite voci letterarie...); Liliana Rampello, alla quale dobbiamo le molteplici e bellissime chiavi che ci hanno aperto veri e propri giardini di interpretazione dell’opera di Virginia. Consiglio di leggere il suo Il canto del mondo reale e l'antologia di saggi da lei curata Voltando pagina.
La prima sera del festival abbiamo assistito alla rappresentazione dell’unica commedia di Virginia, Freshwater, che sono stata invitata a introdurre: il luogo dell’azione è la Freshwater sull’isola di Wight, centro di una comunità di artisti e letterati che sembra un po’ una anticipazione del Circolo di Bloomsbury. A Freshwater la padrona di casa era Julia Margaret Cameron, di cui ho scritto già altrove in questo blog, e che è, insieme a Ellen Terry, la protagonista del mio racconto Ellen e Julia (pubblicato nella raccolta, edita da Iguana, Soffia un vento contrario). Se vi interessa godervi questo esperimento teatrale, potete leggere Freshwater nella bella edizione Nottetempo a cura di Chiara Valerio, disponibile sia in formato cartaceo che in ebook.
La giornata di sabato è stata densissima: la sessione si è aperta con un intervento di Raffaella Musicò sul ruolo democratico delle biblioteche e delle librerie, ed è proseguita con una conversazione tra Raffaella e Sandra Petrignani, l’autrice, tra le altre cose, di La scrittrice abita qui (Neri Pozza): uno splendido viaggio nelle case di grandi scrittrici della storia della letteratura, tra le quali compare anche Monk’s House, la suggestiva dimora di Virginia poco fuori Londra. Nel pomeriggio, Elisa Bolchi ha intrattenuto con Sara Sullam (traduttrice e studiosa milanese di Woolf, Joyce, e tanto altro) una conversazione sui romanzi di Virginia Woolf: con grande entusiasmo e sapienza, Elisa e Sara ci hanno parlato di La signora Dalloway e Al faro, ma anche di La crociera (con i suoi ribaltamenti di certi contenuti austeniani), di Notte e giorno (che personalmente amo tantissimo) e dei saggi come Una stanza tutta per sé. Sara ha ricordato le importantissime metafore musicali della prosa woolfiana, che legano le pagine tra loro come in una rapsodia, e ha attirato la nostra attenzione sulle figure dei poeti (che compaiono con grande frequenza nei romanzi di Virginia), e sulle situazioni collettive, in cui i gruppi di personaggi sono tenuti insieme dal filo serpentino del sempre mutevole punto di vista della narrazione (come per esempio nell'episodio della cena in Al faro). 
La sessione si è conclusa con la presentazione di una nuovissima edizione dei racconti di Virginia, pubblicata dalla Racconti Edizioni e intitolata Oggetti solidi. L'opera è curata da Liliana Rampello, che ci ha parlato delle infinite possibilità di interesse, di pura bellezza e di riflessione che questo volume può offrire ai lettori. Io l'ho iniziato in treno, e lo consiglio spassionatamente. 
Domenica mattina Liliana Rampello ha conversato con Bianca Tarozzi, la traduttrice dei Diari di Virginia Woolf. Siamo così entrati in un mondo pieno di fascino, imparando che Virginia scriveva il suo diario la sera, tra il tè e la cena, e che lo trattava come un quaderno di esercizi, utile, diceva, per “sciogliere le giunture”; Bianca Tarozzi ha evocato i manoscritti, che sono conservati a New York (Berg Collection), e che appaiono ordinatissimi e privi di cancellature (quando invece i romanzi testimoniano tutta la “fatica” della scrittura). Il festival si è concluso con un ultimo intervento di Elisa Bolchi, che, rispondendo alle domande della sempre avvincente Raffaella Musicò, ci ha raccontato storie davvero magnetiche sul rapporto tra le opere di Virginia e gli editori italiani, sulle traduzioni “pericolose” e sempre a rischio di censura negli anni del fascismo, e sulle meraviglie degli archivi letterari del nostro Paese. 
Come ho detto a Raffaella (nel corso di una cena per me indimenticabile), per tutto ciò che ho imparato durante il festival mi sembra di aver concentrato in due giorni un percorso universitario triennale: la felice disponibilità del pubblico ad ascoltare e ad apprendere, e l'enorme generosità delle studiose che hanno condiviso le loro conoscenze sono state le caratteristiche principali di questo evento, che speriamo sia solo la prima tappa di un lunghissimo percorso di amicizia e di amore condiviso per la grande letteratura.

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