16 ottobre 2015

Meeting Kate Morton in Frankfurt

Great day yesterday for my blog (and me)! I took the train from Berlin before the dawn, travelled westward through Germany under a leaden sky and along snowy fields and finally reached Frankfurt, where I spent the morning visiting the International Book Fair. I walked up and down the Hallen with the eyes full of joy and the mouth open for surprise, while hundreds of the world’s most important publishing names flashed before me, and thousands of books shone like jewellery in their showcases, on their reading desks and on their shelves. Covers of old and new volumes attracted the curious glances of the participants, and around tables covered with cups of coffee, biscuits and candies (as a matter of fact, after five o’ clock canapés and bottles of white wine appeared...) enthusiast people spoke of writing, of editing, of translating, and (of course) of money-making.
It’s been like passing for a moment through sliding doors and having a look to what could (and should) have been: glancing at what would have been my life if I had realized the dream to become a professional in publishing. To dispel a touch of melancholy I wandered through the gorgeous (and crowded) stalls of children literature’s publishers and I examined the glossy catalogues of publishing houses that never let you down: the German Fischer and Suhrkamp/Insel, with its precious covers; the Parisian Gallimard; the British Bloomsbury; and, last but not least, the Australian Allen & Unwin, with its splendid collection of Kate Morton’s novels.
And Kate Morton herself has been the protagonist of yesterday afternoon. A book signing was scheduled at the Hugendubel bookshop: there I bought the German edition of her fourth book, The Secret Keeper (which I had already read in English) and, like other Kate’s admirers, I waited for her arrival in a little corner of the store, prepared for the occasion.
Sometimes coming face to face with a writer one really loves can be risky: what if the author is arrogant, looks bored or never smiles? Nothing similar happened yesterday: meeting Kate Morton has been a beautiful experience, thanks to her kindness and her great capacity to create an emotional bond with her readers. Like every highly-talented storyteller, she can charm you with a couple of sentences: it happens in her books, it happened yesterday, too.

For a start, Kate presented her new novel, The Lake House, which will be published at the end of this month: its German and Italian translations will appear in 2016, but, as always, I will read the original version - and I’m looking forward to it! The Lake House, she told us yesterday, is the story of a family in Cornwall (yes, like in The Forgotten Garden!) who, at the end of a glorious midsummer party in 1933, falls into tragedy. The other chronological level of the novel (which is an essential and recurrent element of Kate Morton’s stories) is set in the 21st century: the protagonist is a woman who must investigate the mysterious events of that past.
While signing, Kate was so kind as to chat with us and answer our questions. Among the thousands aspects I love of and in her books, there’s the power with which objects are imbued: jewels, letters, clocks, books, clothes are often crucial for the development of the story, because they help characters (and readers) to shift from the present to the past, and viceversa. Sometimes the very identity of characters is linked to objects: this is the case with the brooch in The Forgotten Garden, or with Juniper’s dress in The Distant Hours. I asked Kate if there is a particular category of objects she feels inspired by; she answered that her mother worked as an antique dealer, so since her childhood Kate has been attracted to boxes, caskets, drawers, and any mysterious object which could reveal a connection with the past.
Her novels are just like this: chests of wonders, where the reader can experience strong emotions, be transported to another place in time and use all of the five senses, because Kate’s stories brim with sounds, hues, scents, and touch sensations. Nothing can be better now than waiting for the mysteries, the colours and the musicality of The Lake House...

In italiano....

Ieri è stato un gran giorno per Ipsa Legit (e per me)! Ho preso il treno da Berlino prima dell’alba, ho viaggiato verso ovest attraverso la Germania sotto un cielo plumbeo e lungo campi innevati e alla fine ho raggiunto Francoforte, dove ho trascorso la mattina visitando la Fiera Internazionale del Libro. Ho passeggiato su e giù per i padiglioni con gli occhi pieni di gioia e la bocca aperta per la sorpresa, mentre centinaia di nomi delle più importanti case editrici del mondo balenavano davanti a me, e migliaia di libri splendevano come gioielli nelle teche, sui leggii e sugli scaffali. 
Le copertine di volumi vecchi e nuovi attraevano gli sguardi curiosi dei partecipanti, e intorno a tavolini coperti di tazze di caffè, biscotti e caramelle (veramente dopo le cinque sono comparse anche tartine e bottiglie di vino bianco…) gente entusiasta parlava di scrittura, di editing, di traduzione, e naturalmente di profitti. È stato come passare per un attimo attraverso due sliding doors e dare un’occhiata a quello che sarebbe potuto (e dovuto) essere: spiare cosa sarebbe stato di me se fossi diventata una professionista dell’editoria. Per dissipare una lievissima malinconia ho vagabondato tra gli stand meravigliosi (e affollati) della letteratura per bambini, e ho esaminato i lucidissimi cataloghi delle case editrici che non ti deludono mai: le tedesche Fischer e Suhrkamp/Insel, con le sue preziose copertine; la parigina Gallimard, l’inglese Bloomsbury, e non ultima l’australiana Allen & Unwin, con la sua splendida collezione di libri di Kate Morton. 
E proprio Kate Morton è stata la protagonista del pomeriggio di ieri. Una “firma dell’autore” era prevista alla libreria Hugendubel, dove ho acquistato l’edizione tedesca di The Secret Keeper (già letto in inglese) e, come altri ammiratori di Kate, ho aspettato il suo arrivo in un angolino del negozio, preparato per l’occasione. 
A volta vedere di persona uno scrittore che si ama può essere rischioso: e se risulta arrogante, annoiato, o non sorride mai? Niente di tutto questo è accaduto ieri: incontrare Kate Morton è stata una bellissima esperienza, grazie alla sua gentilezza, e alla sua grande capacità di creare un legame emozionale con i suoi lettori. Come ogni talentuoso narratore, Kate sa incantarti con un paio di frasi: succede nei suoi libri, è accaduto anche ieri. Per iniziare, la scrittrice ha presentato il suo nuovo romanzo, The Lake House, che uscirà alla fine di questo mese: le traduzioni tedesca e italiana sono previste per il 2016, ma, come al solito, io leggerò l’originale – e non vedo l’ora! Il libro, come ha raccontato ieri Kate, è la storia di una famiglia in Cornovaglia (sì, come in The Forgotten Garden) che alla fine di una splendida festa, nel 1933, precipita nella tragedia. Il secondo piano cronologico del romanzo (cifra delle storie di Kate Morton) è ambientato nel ventunesimo secolo: la protagonista è una donna che deve investigare sui misteri di quel passato. Firmando le copie di Die Verlorenen Spuren (The Secret Keeper), Kate è stata così gentile da chiacchierare un po’ con i presenti e rispondere alle nostre domande. 
Tra i numerosi aspetti che mi piacciono dei suoi libri c’è il potere di cui sono impregnati gli oggetti: gioielli, lettere, orologi, libri, abiti, sono spesso cruciali per lo sviluppo della storia, perché aiutano i personaggi e i lettori a spostarsi dal presente al passato, e viceversa. A volte la stessa identità di un personaggio è legata a un oggetto: è il caso della spilla in The Forgotten Garden, ad esempio, o del vestito di Juniper in The Distant Hours. Ho chiesto a Kate se c’è una particolare categoria di oggetti dalla quale si sente ispirata; mi ha risposto che sua madre vendeva oggetti di antiquariato, così sin da piccola Kate è stata attratta da scatole, scrigni, cassetti, e da tutti quegli oggetti misteriosi che possono schiudere una connessione con il passato. I suoi romanzi sono proprio così: bauli di meraviglie, in cui il lettore può provare emozioni forti, lasciarsi trasportare in un altro tempo, ed esercitare tutti e cinque i sensi, perché le storie di Kate Morton traboccano di suoni, di sfumature, di fragranze e di sensazioni tattili. Niente di meglio, adesso, che attendere i misteri, i colori e la musicalità di The Lake House


2 commenti:

  1. Cara Mara, condivido l'emozione di stringere la mano, la stessa mano che ha scritto ciò che leggiamo ed apprezziamo.
    Come sempre sai fare ci hai portato con te in quest'altra bella giornata di storie.

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    1. A me succede raramente, visto che leggo pochissima letteratura contemporanea! Quindi sono occasioni ancora più preziose :)

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