8 agosto 2013

Ich bin ein(e) Berliner(in)

Brandenburger Tor. Foto di Mara Barbuni (2013)
Cari lettori, la mia prima settimana nella capitale tedesca è ormai trascorsa, e tra l'intreccio delle linee della metropolitana, le lunghissime camminate, le istruzione della lavatrice da decifrare, la perlustrazione dei supermercati e (soprattutto) le mie infinite lezioni di tedesco, sono riuscita oggi a ritagliarmi una piccola pausa per dedicarmi a IpsaLegit.
Pochi giorni fa ho terminato un romanzo di Scott Southard, A Jane Austen Daydream, che ho recensito insieme ad una delle amministratrici del sito Old Friends and New Fancies (cliccate qui se avete voglia di leggerla: http://oldfriendsnewfancies.blogspot.de/2013/08/recensione-jane-austen-daydream-di.html),  che ringrazio ancora di cuore per l'opportunità. Dopodiché ho intrapreso la lettura di Acqua Alta di Donna Leon, un giallo della serie "Commissario Brunetti Mysteries" che l'autrice statunitense ha ambientato a Venezia. Leon vive nella città lagunare sin dal 1981, ma non ha mai voluto che i 21 libri della serie venissero tradotti in italiano, forse perché molti dei suoi detrattori hanno ravvisato una "caduta" nello stereotipo nella sua rappresentazione della cultura italica.
Ma no, il tema di cui voglio scrivere oggi, in onore del mio recente espatrio, non è Venezia, bensì Berlino. Come tutte le grandi città che la Storia ha coinvolto nel proprio gioco dei dadi, anche Berlino è stata frequentemente oggetto e cornice delle attenzioni degli scrittori.
In un articolo uscito due anni fa sul Guardian (http://www.theguardian.com/travel/2011/aug/17/top-10-books-set-in-berlin), Malcolm Burgess ha stilato una lista dei (suoi) dieci migliori romanzi berlinesi, strutturata come segue:
1) Christopher Isherwood, Addio a Berlino (1939), che con i toni dell'autobiografia romanzata racconta la Berlino del primo dopoguerra e l'ascesa al potere di Hitler;
2) Alfred Doeblin, Berlin Alexanderplatz (1929), uno dei più grandi romanzi della letteratura tedesca del Novecento, ritratto della Berlino della Repubblica di Weimar;
3) Cees Nooteboom, Il giorno dei morti (2001), in cui, in una Berlino invernale, il protagonista cerca di rimettere insieme la sua vita, interrogandosi sul senso delle cose e sul valore della memoria;
4) Thomas Brussig, Eroi come noi (1995), il romanzo il cui protagonista è un giovane uomo che ha contribuito ad abbattere il Muro;
5) Chloe Aridijs, The Book of Clouds (2009; non ho trovato una traduzione italiana), evocativo romanzo contemporaneo in cui una giovane messicana fuggita dalla propria famiglia trova una città a sua volta imprigionata nel proprio passato;
6) Philip Kerr, Violette di marzo (1989), storia di un detective nella Berlino degli anni Trenta;
7) Ian McEwan, Lettera a Berlino (1990), ambientato nel 1955 in una Berlino surreale e pericolosa;
8) Hans Fallada, Ognuno muore solo (1947), storia della resistenza nel cuore della capitale hitleriana del 1940;
9) Anna Funder, Stasiland (2003), ritratto della polizia segreta della Germania Est e delle sue reazioni alla caduta del Muro;
10) Len Deighton, Funerale a Berlino (1964), classica spy-story nella città stretta nella morsa della "cortina di ferro".

C'è però un libro particolarmente importante ed evocativo che Burgess non ha nominato, e che invece è rimasto nella mia memoria per molti anni dopo averlo letto. Si tratta di Il cielo diviso di Christa Wolf, pubblicato nel 1963. E' la storia, narrata in flashback dopo un incidente sul lavoro, dell'amore fra Rita e Manfred, osteggiato, contrastato e infine prosciugato dalla tragedia della ferita inferta alla città con la costruzione del Muro. Laddove infatti Manfred sceglie di fuggire nel mondo occidentale alla ricerca di una carriera più soddisfacente, la giovane Rita, pur innamorata, fatica a prendere una decisione, mentre sullo sfondo dei suoi ripensamenti e delle sue dichiarazioni di adesione all'ideale socialista, il Muro diviene velocemente una realtà: il filo spinato, i posti di guardia sempre più inflessibili, i mattoni, uno dopo l'altro, tanto in alto da sembrare di poter dividere anche il cielo.

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