12 novembre 2012

Confessions of a Jane Austen Addict

Ho nominato una delle cartelle nel mio Kindle “Jane Austen e dintorni”. Essa contiene, oltre a The Complete Collection dell’opera della mia cara autrice, il Memoir del nipote Edward Austen Leigh e romanzi che, in un modo o nell’altro, possono essere considerati degli spin-off delle storie di Jane. Compaiono qui tutti i romanzi di Stephanie Barron, Death Comes to Pemberley di P.D. James e tre ebook che ho scaricato di recente, approfittando di imperdibili promozioni online. Non ho ancora letto The Dashwood Sisters Tell All di Beth Pattillo (un’autrice che si è dedicata a numerosi esperimenti di rielaborazioni dei soggetti austeniani), né Searching for Captain Wentworth di Jane Odiwe, ma proprio poco fa ho terminato Confessions of a Jane Austen Addict di Laurie Viera Rigler. 
Questo libro (titolo italiano, del tutto inspiegabile, Shopping con Jane Austen, Sperling&Kupfer) è stato una vera sorpresa, perché per quanto molto particolare, racconta una riuscita commistione tra diario e rievocazione storica. La protagonista/io narrante, Courtney Stone, è una giovane janeite di Los Angeles (reduce dalla scoperta del tradimento da parte del suo futuro sposo) che una mattina si sveglia in un letto di inizio Ottocento, nella dimora inglese di una famiglia ricca e altolocata e con il nuovo nome di Jane Mansfield. Scartata l’ipotesi che si tratti di un sogno, Courtney sprofonda lentamente nella sua nuova identità, scontrandosi con un passato che non ricorda e con un mondo sorretto da infinite regole di comportamento che lei non conosce, se non per le sue letture dei libri di Jane Austen.
La storia è scritta bene, ma è soprattutto divertentissima, poiché mette tutte noi appassionate austeniane (che in fondo al cuore desideriamo di essere nate nella sua epoca e non nella nostra) di fronte alla dura realtà della vita quotidiana di duecento anni fa: la mancanza assoluta di igiene, le tecniche mediche più spaventose e pericolose – la protagonista subisce un salasso –, i pregiudizi capaci di privare una donna di qualsiasi tipo di libertà. Eppure, in mezzo a tutto questo ripugnante ritratto del passato (la descrizione dello stato dei malati immersi nelle “salvifiche” acque termali di Bath è a dir poco raccapricciante!), fanno capolino le irrefrenabili sensazioni della quiete, della calma, del silenzio dei ritmi vitali dell’epoca: “Non ho nel cervello il rumore costante di Internet, dell’iPod, dei segnali radio che mi riempiono la coscienza di suoni, parole e immagini in ogni momento di veglia di ogni singolo giorno. Non avevo mai notato questo rumore fino a che non mi sono resa conto di non sentirlo più.” Bellissimo è in particolare il momento in cui la narratrice racconta dell’attività del ricamo, una sequenza di movimenti veloci e impercettibili che riescono ad occupare la mente in totalità, allontanando le angosce e riportando tanta calma nel cuore.
William Wallace Gilchrist, Girl Sewing. The Party Dress. Collezione privata.
Fonte: www.the-athaneum.org
La passione per Jane Austen è forse il tema principale, sicuramente il movente del racconto; simpatiche e molto familiari per i janeites sono osservazioni come:
“Mi curerei con Jane Austen, la mia droga numero uno, la mia compagna costante per ogni momento di sconforto, ogni delusione, ogni crisi. Gli uomini vanno e vengono, ma Jane Austen era sempre lì. In salute e in malattia, in ricchezza e povertà, finché morte non ci separi. E così mi accoccolai nel letto con Elizabeth e Darcy e lessi finché le parole conosciute mi cullarono in calma, pace e armonia.”
“Nessuno dei miei amici sa che l’ultimo bestseller che mi hanno regalato per Natale o per il mio compleanno è stato come al solito messo da parte perché avevo bisogno di tornare per la ventesima volta a Orgoglio e pregiudizio o Ragione e sentimento.”
“Non ci voglio pensare. Non voglio. Leggerò Orgoglio e pregiudizio. Lo aprirò a caso per avere una guida e un po’ di saggezza. […] E mi conforto all’istante. Se Lizzy è potuta tornare a casa, e tutto poi è finito bene per lei, allora c’è speranza anche per me.”
“Non riesco ad immaginare un mondo in cui qualcuno possa leggere Jane Austen una volta sola.”
Epocale è poi l’incontro con la stessa scrittrice, nel negozio di una modista londinese….
Ma l’aspetto che mi ha colpito maggiormente di questa storia, che mi aspettavo decisamente più frivola, non così accurata, né così divertente, sono le considerazioni che la narratrice fa a proposito dell’esperienza che sta vivendo. Ella si domanda se stia viaggiando nel tempo, resta scioccata quando si accorge di avere nella mente i ricordi della sua alter ego ottocentesca, si chiede se qualcun altro stia vivendo la sua vita americana, si preoccupa costantemente di come fare a tornare nella “sua” realtà fino a quando non si rende conto che sta cominciando a parlare, a pensare, a danzare, a sentire come una donna del diciannovesimo secolo. Straordinario è poi quando le viene raccontato che anche la “vera” Jane Mansfield era una donna strana, con strane visioni del futuro…. Ma mi fermo qui: rispetto al mio solito, ho già raccontato abbastanza!
Il meccanismo di sostituzione tra Courtney e Jane Mansfield risulta ovviamente inspiegabile da un punto di vista razionale: la narratrice lo descrive “come una farfalla le cui ali sono troppo fragili per essere toccate”. E io ho avuto l’impressione che stesse parlando della forza più grande, più potente e più confortante di tutte: la forza dell’immaginazione. 


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